CHIAREZZA, BELLEZZA Cap. 2

Il preside tacque per parecchi secondi, pressappoco inorridito. «Ah… è inaudito… ma… com’è possibile, se così fosse sarebbe saltato fuori, non crede?»

«Ne dubito, la ragazza è molto attenta, anche se sono riuscito a farla tradire. È distinguibile che è assai motivata, questa è la ragione per cui ostenta il suo silenzio.»

«E da cosa sarebbe motivata?» s’interessò l’uomo, nel proposito di vederci chiaro, perché se Klein era un ottimo professionista, tanto empatico quanto sensibile, a tal punto che lui stesso si era raccomandato in prima persona per averlo come psicologo nel suo liceo, non era detto che quella tesi fosse attendibile, valutando altresì che non sussistevano prove in merito a maltrattamenti familiari di qualsiasi natura.

«Dal fratello che ha cinque anni» schematizzò Nick, dopo aver immesso un altro, voluminoso respiro.

«Suppone che il padre picchi anche lui?» si sgomentò Daugherty, quel delicato particolare lo aveva convinto.

«Non lo suppongo, altrimenti la ragazza per proteggerlo avrebbe già parlato. Il suo silenzio è appunto dovuto al fatto che quell’animale riservi solamente a lei questo trattamento, ma non sono riuscito a scoprire il perché, da cosa possa dipendere» gli trasmise, svelando un’inflessione dichiaratamente ansiosa.

«Bene, cerchi di scoprirlo, ma faccia in fretta, e se non ci riesce mi informi al più presto, mi rivolgerò immediatamente alle autorità» decise l’uomo, risolutivo. Bisognava agire, e di gran corsa.

«No, aspetti, la prego, lasci fare me» gli richiese invece Nick, all’istante, perché a dispetto della sua, per così dire, minaccia formulata a Faith di far intervenire gli assistenti sociali, voleva evitarlo. Voleva evitare di fornirle un ulteriore trauma sradicandola con un’ennesima violenza dal suo ambito familiare.

«E come intenderebbe procedere?» Si era abbastanza incuriosito, specie per l’improvvisa enfasi rilevata da quel tono, nonché dalla singolare preoccupazione emersavi.

«Per gradi, ho intenzione di sondare il terreno, e magari esortare la madre a darmi man forte» gli spiegò, ricomponendo il tono, si era accorto della perplessità dell’uomo, anche fondata in tutta onestà. «E so cosa pensa, signor preside, mi rendo conto che non è un’impresa facile. Di fondo io sono un estraneo ed è naturale che la madre tenderà a proteggere il marito, ma sono anche sicuro che per una donna il benessere di un figlio sia primario, a meno che non si tratti di un soggetto particolare, o succube. Questo saprò comunicarglielo domani, dopo averla incontrata.»


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«Precisamente» condivise l’uomo, in relazione alla penultima frase da lui proferita. «Ci sono donne che hanno gli occhi foderati, bendati per non vedere la realtà dei fatti, ragion per cui è anche probabile che la signora non ne sappia nulla, oppure che faccia perfino finta di nulla, o che peggio accetti passivamente un tale comportamento barbarico, se non sia addirittura complice e consenziente.»

«Questo è ancora da verificare, comunque dalle poche parole della ragazza non mi risulta che la madre sia corresponsabile, men che meno partecipe» sviscerò lui, per non far cadere sospetti inutili sulla donna, non prima del tempo almeno. «Ad ogni modo non punto prettamente su questo, ho altre idee al riguardo.»

La soluzione migliore, a suo avviso, era di condurre la ragazza ad acquisire più fiducia in se stessa, sicurezza, quel tipo di sicurezza che poteva provenire unicamente dal sentirsi amata, seguita. Ed era tale la motivazione per cui aveva richiesto un incontro con i suoi genitori, al fine di metterli con le spalle al muro sviscerando tutte le tematiche e le loro problematiche.

Magari, con tale metodica, lei avrebbe racimolato il coraggio per andarsene da quella famiglia, guardando in faccia la cruda realtà e rendendosi conto di quanto malsana fosse. In fin dei conti Faith era maggiorenne, palesemente molto risoluta, e fondamentalmente era questo l’unico sistema per salvarla, o forse il più estremo.

Pur tuttavia c’erano alcuni passi da seguire, in primis, e lui li avrebbe disciplinatamente seguiti. Doveva pianificare tutto ammodo, prima di giungere ad esortarla ad abbandonare quell’ambiente, un ambiente che per lei era soltanto distruttivo e che avrebbe abbondantemente minato la sua crescita, la sua maturità, se nessuno fosse intervenuto per rimediare al danno, un danno che fortunatamente non aveva ancora provocato inguaribili risvolti, anzitutto alla psiche della giovane.

Certo, era preferibile che terminasse il liceo prima d’imbarcarsi in una vita dove sarebbe dovuta essere indipendente in ogni suo aspetto, sostentarsi in tutti i sensi, ma se tutto fosse filato come lui aspirava, era possibile che la madre l’avrebbe economicamente aiutata, se non altro per i primi tempi, come mimino psicologicamente. Quindi l’intervento dei servizi sociali lui avrebbero potuto ovviarlo, datosi che a quanto risultava era Faith la vittima, il fratello era incolume e poteva per il momento rimanere in quella casa.

Dopo di lei, con calma, si sarebbe occupato anche di lui.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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