CHIAREZZA, BELLEZZA Cap. 1

«Allora, dovrò ospitarti anche stanotte?»

«Oh, no, si è calmato. Fa sempre così, fa la sfuriata e dopo si placa» lo rassicurò Faith, frattanto che si tirava giù la felpa. «Poi da domani potrai rilassarti, ed anch’io, visto che papà farà le notti.»

«Faith, però…» Jesse sospirava ansioso.

Lei gli rivolse uno sguardo incuriosito. «Che c’è?»

«Non credi che dovresti porre rimedio, voglio dire, adesso che sei ancora in tempo?» le consigliò, palesemente angosciato, in quanto quegli attacchi, oltre ad essere man mano più frequenti, divenivano anche assai più brutali.

«In tempo per cosa?» dissimulò lei, anche se lo sapeva, tuttavia non intendeva rendere tragica la situazione, non più dell’essenziale.

«Dico che non vorrei essere costretto a venirti a trovare in ospedale, uno di questi giorni, se non in un posto peggiore» l’avvisò Jesse, orientandole un’occhiata significativa.

«Andiamo, Jesse, non essere esagerato, me la cavo, ormai ho imparato a prevenirlo, o se non altro ad intuire quando gli brucia il cervello. È molto prevedibile, ecco perché scappo più spesso, lo sento nell’aria, è come se brulicasse del suo testosterone!» strimpellò, per sdrammatizzare, nell’aver segretamente assodato che fosse inutile farsi patemi, scervellarsi su una soluzione che di fondo non esisteva, o quantomeno che avrebbe potuto migliorare questo penoso stato di fatto.

«Sarà, ma non ne sono tanto convinto» si oscurò lui, e trasse un altro sostanzioso sospiro, quasi disperato.

«Suvvia, adesso cambiamo discorso. Dimmi, come ti si prospetta la giornata?» Era meglio soprassedere, senza dubbio.


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«Non me ne parlare, non mi sento affatto preparato per il compito di Storia» si svilì, nella certezza che questa volta una bella F non gliela toglieva nessuno.

«Ah, le materie classiche non sono proprio adatte a te!» baloccò lei, benevolmente derisoria.

«Ehi, bambina, non mi punzecchiare, lo sai che se m’impegno sono capace di fare qualsiasi cosa» reagì lui, nel fingersi offeso, e la afferrò energico alla vita per stringerla con simpatico calore.

«E perché non ti sei impegnato, allora?» lo rabbuffò, ma rispose al suo caloroso gesto allacciandogli leggiadra le braccia intorno al collo.

Dopo averla baciata lieve sulla bocca, Jesse la guardò esaustivo, assai facondo.

«Stai forse dicendo che è colpa mia?» intuì, sgranando interdetta le ciglia.

«No, no, non darti pensieri su questo, ho solo aspettato l’ultimo momento» la tranquillizzò lui, baciandola un’altra volta sulle labbra.

«Quell’ultimo momento era ieri sera, quando sono venuta da te?» insisté lei, istantaneamente mortificata. Stava rovinando anche la vita del suo adorabile Jesse e non era giusto, per niente.

«Beh… sì» confessò il ragazzo, blandamente.

«Ma… Jesse, perché non me ne hai fatto parola?» E si scostò per guardarlo redarguente. «Ti avrei aiutato o come minimo ti avrei lasciato in pace, ti avrei fatto studiare e…»

Lui mosse risolutamente il capo. «No, piccola, tu avevi bisogno di me, ed io ho fatto la scelta più logica» la contraddisse, pur addolcendo al massimo il suo timbro di voce.

«Logica?» E lo rimirò sarcastica, l’orgoglio rientrato trionfante in campo.

«E va bene, no, era quello che sentivo, va bene così?» sventò, con un sogghigno divertito.

«Piantala, non volevo intendere questo» si corrucciò, dandogli una piccola spinta sulla spalla per punirlo.

«E dài, lo so che ti piace sentirtelo dire!» strombazzò lui, ancor più divertito.

«No, non è vero!» Lei rise allietata, perché in fin dei conti era vero. Jesse lo sapeva, lei ne aveva bisogno, benché si sforzasse di non darlo a vedere, però lui riusciva a renderglielo leggero, a soddisfarglielo senza farglielo assolutamente pesare.

«Comunque, Faith…» Il ragazzo si fece serio. «Lo sai che quando hai bisogno di me, ci sono sempre. Anche con tutti i compiti di Storia, o Inglese, preferisco e preferirò sempre te.»

Anche lei si ricompose, dato il tema che stavano sollevando. «Ok, ma ti devi diplomare, quest’anno è decisivo. Non fare come me, tu che puoi realizzare i tuoi sogni.»

Jesse la contestò fermamente con ulteriore un movimento del capo. «Non m’interessa, uno o due anni in più alla nostra età non sono incidenti, e non far caso a ciò che ti ho detto prima, sul fatto che non ho avuto la facoltà di prepararmi al test. Non crearti nessun tipo di problema quando vuoi venire da me, per qualsiasi cosa. La mia porta, anzi… la mia finestra è sempre aperta!»

«D’accordo, me lo ricorderò» gli sorrise lei, grata che fosse tanto disponibile ma soprattutto comprensivo.

«Per qualsiasi cosa» bissò, per essere sicuro che lei avesse inteso, o più che altro che se ne convincesse.

«Ok, ok, ho capito!» calcò, sventolando le mani in segno di resa. Era un fenomeno, lui riusciva a leggerle nel cuore in qualunque circostanza.

«Perfetto, e questo pomeriggio non prendere impegni, voglio festeggiare il tuo compleanno, io e te da soli.»

«Uhm…» temporeggiò, faceta, un po’ di mistero voleva lasciarlo, giusto per non essere continuamente prevedibile.

«Non vuoi?» si eresse lui, tra il sospettoso e il deluso.

«Come sei permaloso… o dovrei dire che hai la coda di paglia?» lo canzonò, senza per ora proseguire, tenendolo ancora sulle spine.

«Allora?» infatti la pressò, inquieto.

«Ah ah ah!» esplose lei, in una sgargiante risata, contentissima di essere capace di mantenere vivo il suo interesse. «Stupidone, dico solo che non so cosa mi aspetta. Potrei combinare altri danni e dover restare a scuola per punizione.»

«Vedi di stare attenta, allora» la avvertì, in un fare scherzoso ma non troppo. «Non voglio perdermi questo giorno con te, diciotto anni si compiono una volta soltanto.»

«Ci proverò.» Gli sorrise di nuovo, ed amenamente integrò: «Male che vada recupereremo stanotte», con un occhiolino ammiccante.

«Quello era già in programma.» Ammiccò più di lei, svelando un intenso fremito di anticipazione. In pratica non vedeva l’ora.

«Con te sono in una botte di ferro!» frizzò, appagata dal desiderio che gli lesse negli occhi, e si mise in posa seriosa. «Sei la mia guida, il mio Cicerone quotidiano.»

«Tutto, ed anche di più» si addolcì, intarsiando un tenero sguardo che rivelava quanto l’amore fosse più grande del suo desiderio di lei.

«Vero, con te mi sento sempre al sicuro» s’intenerì lei, a sua volta, che aveva colto il messaggio dietro quelle dolci parole. «Ora vado, ho la lezione di Educazione Fisica.»

A quell’immagine Jesse si lasciò condurre da una chiassosa risata. «Ah, ottimo, così potrai sfogarti un po’!»

E lei, raccogliendo per l’ennesima volta lo scherzo affermò: «Macché, sono peggio di uno straccio, e comunque ciò che mi preoccupa è quella benedetta Chimica. Oggi ci sono gli esperimenti di laboratorio e non conosco i nomi dei composti che useremo, neppure di che si tratta!»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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