PRATOLINA E IL SEGRETO DEI SETTE COLORI di Gabriella Mantovani

In seguito, nella sua mente Pratolina rivide gli stessi bimbi con occhi nuovi, vide brillare nei loro occhietti un po’ indecisi la speranza, vivida come le foglioline verdi che custodiva nel fazzoletto, dunque si rallegrò ed intuì che il colore verde reggeva nei cuori la fiducia e la speranza. Sorrise deliziata pensando all’innocenza dei bimbi, e vide risplendere di candida gaiezza i loro volti, pertanto associò il colore bianco all’innocenza, rammentando la bellezza delle bianche campanelle.

Correndo sempre più felice e spensierata pestò delle secche foglie di color marrone, osservandole poi volare nel vento, e rimembrò una vecchia poesia che aveva imparato dalla Fata Secchiona e che diceva: Secche foglie vedo volare nel vento come i ricordi… E si lascò trasportare da una immane tenerezza.

Quante emozioni! I ricordi dei bei momenti vissuti la sostennero, associò il colore marrone del fazzolettino con le secche foglie ai ricordi, e si domandò se finora avesse fatto bene, sperando in cuor suo di aver superato le prove che la Maghetta Morena le aveva imposto.

Pratolina trattenne l’impulso di guardare nella borsa di paglia e continuò a camminare per tornare alla sua casetta. La strada era lunga e le ore passavano veloci, ma purtroppo mancava all’appello il colore blu e nei suoi pensieri non riusciva ad associare nulla a quel colore. Smarrita e triste, incominciò a piangere.

Si sedé, pian piano si rasserenò e nel silenzio comprese, pensò alla buia notte che stava scendendo ed avvolgeva tutto l’intorno nel colore blu. Sentì l’abbraccio dell’Universo, sentì una pace ineffabile ed un’incomparabile serenità. Questo, era il segreto del colore blu.

Rincuorata, si asciugò le lacrime che avevano solcato il suo viso e riprese il cammino verso casa. Era stata una giornata magnifica e straordinaria, piena di gioia e di emozioni.

Allungò il passo per raggiungere le amiche Fate e poter così raccontare del grande progetto che le avrebbe coinvolte. Accarezzò la borsa con i suoi piccoli tesori, sicura che il miracolo dei colori con l’aiuto prodigioso della Maghetta Morena fosse avvenuto. Sentì con certezza che i suoi preziosi fazzolettini colorati contenessero la magica polverina colorata per preparare le matite colorate e poter così allestire il concorso. Capì che nella vita era importante avere pensieri positivi e crederci, indubbiamente avrebbero favorito la loro realizzazione.

Entusiasmata da questa convinzione si mise a correre beata. La strada fino a casa era tuttora lunga e il sole stava già tramontando. Una sfolgorante luce rischiarava i suoi passi, nubi grigie spruzzate di un rosa confetto in alto nel cielo si muovevano liete e Pratolina correva radiosa per raggiungere la casetta incantata nel bosco vicino al lago dorato.

Quando vi giunse, le Fatine erano raccolte in cerchio proprio davanti alla casetta incantata e, non appena la Fata Pasticciona la scorse da lontano, la chiamò a voce alta agitando le braccia. Pratolina arrivò di corsa e senza fiato, emozionatissima, si sedé su di un sasso, mentre le Fatine amiche si sedevano attorno a lei in cerchio.

Pratolina iniziò a raccontare la sua strepitosa avventura e le Fatine la ascoltavano attente. Intanto la Fata Pasticciona e la Fata Curiosona le avevano sottratto la borsa di paglia e, rovistandovi dentro, avevano aperto i fazzolettini: i colori si erano mischiati fra di loro e brillavano sulle pietre, colorandole di nuove tonalità.


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A quel gesto sconsiderato Pratolina si girò impaurita, ma poi ricordò che la Maghetta Morena aveva precisato che, se avessero mischiato le polverine colorate, avrebbero potuto preparare molteplici colori dalle più incredibili sfumature, perciò in cuor suo ringraziò la Fata Pasticciona e la Fata Curiosona di averglielo rammentato.

Pratolina espose il suo progetto e riferì alle sue amiche Fate che la Maghetta Morena aveva recitato una formuletta magica, quindi sarebbe stato sufficiente mescolare le polveri colorate con acqua e sale, per preparare dei matitoni colorati e riempire una miriade di barattolini con diversi colori. Naturalmente non svelò le prove che aveva dovuto superare, né il segreto delle emozioni e le riflessioni sui colori.

In quel momento ripensò ai bambini che avrebbero partecipato al concorso, che con i loro disegni avrebbero dato vita ad un mondo magico gremito di fantasia, di sogni, di celestiali pensieri, e in un gioco meraviglioso avrebbero provato delle gioie grandissime. Era così inondata di gioia che si mise per l’ennesima volta a ballare e coinvolse tutte le Fatine in una spumeggiante danza.

Giocando e scherzando diedero il via ai lavori per realizzare i colori, sentendosi molto motivate all’idea di preparare il Concorso di Pittura per i bambini del parco. Ogni Fatina inventò tante fatate novità e progettò nella propria mente, favolosi sogni per rendere più bella e appassionante la giornata del concorso.

La notte volò e, al mattino, matitoni e barattolini di svariatissimi colori erano pronti in deliziosi cestini da consegnare ai bimbi. La Fata Scopetta arrivò con una gerla ricolma di tele per dipingere e piccoli e grandi pennelli. Rovesciò il tutto in mezzo al cerchio dov’erano sedute le Fatine a far colazione ed affermò: «Mie care, ho lavorato sodo questa notte.»

Tutte le Fate la applaudirono per l’acutezza di averci pensato. La Fata Scopetta si mise a fare le capriole tanto era felice. I colori erano pronti, perciò le Fatine sistemarono con cura matite, pennelli e tele nei cestini che sarebbero stati consegnati a Frank, il quale avrebbe ricevuto il compito di organizzare la gara.

Infine, prepararono un vivace cartellone e scrissero le modalità del concorso, decidendo che la data dell’evento sarebbe stata il 22 marzo. Le Fatine sapevano di non potersi far vedere in giro, per cui aspettarono la sera, ed insieme lasciarono di fronte alla casa di Frank nel parco, i cestini e il cartellone con l’invito al Concorso di Pittura.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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