POLVERE DI STELLE di Alfio Nicosia

Lorenzo era nato in montagna, in una notte tra il 10 e l’11 agosto di molti anni fa, proprio durante la notte di San Lorenzo, dalla quale aveva ereditato il nome: la notte magica in cui tutte le persone fissano il cielo, alla ricerca di stelle cadenti per esprimere un desiderio. E, quasi ogni anno, fin da quando era stato un bambino, si era recato in quell’angolo di paradiso sulla sommità del monte, per osservare la magia del cielo stellato.

Quel luogo incantato era una montagna non molto alta, ma nemmeno troppo bassa, con un’unica strada per salire e un’altra sul versante opposto per riscendere. Sulla cima si trovava soltanto un adorabile alberghetto a gestione familiare e, di fianco, un capannone che fungeva da stalla per un discreto allevamento di mucche, e da deposito per alcune macchine ed attrezzi agricoli. Non appena ci si addentrava nello stretto sentiero oltre le due costruzioni, però, appariva alla vista un paesaggio che sembrava ricopiato dalle illustrazioni di un libro di fiabe.

Il sentiero costeggiava un grazioso laghetto dove decine di grossi pesci saltavano gaiamente, ed una coppia di cigni e due famigliole di anatre trascorrevano in pace e tranquillità la loro esistenza. Vi era inoltre, al centro del laghetto, un verdeggiante fazzoletto di terra emersa, un’isoletta grande quanto un paio di automobili, sulla quale si levavano un canneto ed un paio di alberi non troppo alti. L’isoletta era il rifugio ideale dove si soffermavano a riposare i cigni, le anatre ed altri uccelli dei dintorni. L’acqua, rispecchiando il bosco circostante, era di un color verde smeraldo, e su una sua riva era ormeggiata una minuscola barca a remi, adatta ad accogliere una sola persona per volta o al massimo due.

Alzando di poco lo sguardo oltre il laghetto, si scorgeva solamente una casettina di legno, e alle sue spalle si levavano maestose le montagne più alte, da una parte all’altra dell’orizzonte. Oltre le cime delle montagne il cielo era sempre di un azzurro intenso, illuminato da un sole splendente e macchiato qua e là da soffici nuvole bianchissime.

Lorenzo aveva abitato da sempre in città con i genitori ma in seguito, dopo un breve periodo dalla loro salita in cielo, si era sposato con una donna che adorava e l’aveva amata fino a quando, morendo a causa di una fulminante malattia, lei non lo aveva lasciato di nuovo solo.

Gli anni trascorsi con la moglie erano stati anni felici, durante i quali aveva condiviso con lei il suo personale paradiso, affittando la casetta ogni estate proprio nel periodo del suo compleanno. E, proprio nella notte tra il 10 e l’11 agosto, restavano fuori fino all’alba sdraiati per terra sopra un plaid a contemplare il cielo stellato, come Lorenzo aveva sempre fatto fin da bambino.

Oltre alla passione per le stelle Lorenzo aveva altri due interessi che lo assorbivano completamente: amava moltissimo i bambini e, non avendo mai avuto figli, faceva di tutto per trascorrere con loro la maggior parte del suo tempo tanto che, rinunciando a carriere ben più gratificanti sotto altri punti di vista, non aveva mai smesso di fare il bidello in una scuola elementare.

Questo, diceva lui, è l’unico lavoro nel quale gli adulti possono essere davvero amici dei bambini. E per i bambini lui era una specie di Angelo Custode pronto ad ascoltarli, capirli ed aiutarli in caso di bisogno, a tal punto che si era guadagnato l’affettuoso soprannome di “Lory Potter”.

I bimbi lo chiamavano così perché l’altra sua passione erano le bacchette magiche, che egli costruiva interamente a mano e poi regalava a chiunque fosse tormentato da un problema, magari banale per buona parte degli adulti, ma insormontabile per chiunque fosse alto non più di un metro e venti.

E così, una bacchetta magica e un po’ di fantasia potevano trasformare una porzione di spinaci in un succulento piatto di patatine fritte, e un minestrone di verdure in una golosa torta alla crema. Ma le bacchette di Lorenzo servivano anche a dirimere piccoli litigi, e potevano risolvere al meglio situazioni sentimentali e di amicizia decisamente complesse per la loro candida età.


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È universalmente noto che le bacchette magiche hanno tanto più potere quanto maggiori sono l’amore e l’impegno che si mette nel costruirle quindi, affinché possano funzionare, sono necessarie tre condizioni: che siano fatte a mano, meglio se da chi le utilizzerà, che non ne esista una uguale all’altra, e che siano il più colorate possibile per poter brillare sotto i raggi del sole.

Per tale motivo Lorenzo non si limitava a costruire le sue bacchette, bensì coinvolgeva gli stessi bambini a realizzarne di proprie mettendo a disposizione i materiali, come dei comunissimi pezzetti di manici di scopa, un seghetto, della carta vetrata, della colla, tubetti di colori dei più vivaci, e fornendo tutta la sua esperienza e la sua collaborazione, lasciando comunque ampia libertà di progettazione ai bambini e alla loro fantasia. Quando dopo ore, giorni e a volte anche mesi, secondo le esigenze e le capacità di ciascuno la bacchetta era finalmente pronta, Lorenzo la rendeva magica con l’applicazione di polverine argentate e dorate che sfavillavano ad ogni raggio di luce che le investiva, e la consegnava con solennità al suo giovane proprietario che, raggiante, accoglieva quel preziosissimo tesoro.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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