NEL CASTELLO DI TRASAGHIS di Daniela Nicoletta Quintiliano

Nella Contea di Destiny, a ridosso del mare c’era la Valle Incantata, una valle ricolma di verde, meravigliosa, inondata sempre dal sole, che conferiva colori sgargianti a questa conca verdeggiante, dove sovrastanti e solide montagne proteggevano una selva incontaminata. Ruscelli e torrenti di acque limpide e pure formavano laghi e fiumi che bagnavano la ricca terra, e donavano linfa vitale ai fiori, agli alberi e alle vaste praterie, regalando magie agli occhi più curiosi, ai bimbi spensierati che amavano lanciarsi giù per le colline. E i bambini e le bambine si fermavano spesso ai piedi del Grande Albero del Sorbo Selvatico.

Era lì da secoli e secoli, e la leggenda diceva: «Se esprimi un desiderio con cuore sincero, il tuo pensiero diventerà vero!»

Abigail sprizzava di gioia mentre pronunciava il sacro editto. La Fatina ancor piccina, lo sentiva veramente e ad alta voce canterellava: «La Fata Rawen non dice mai le cose per niente!»

Carpazio, invece, il suo amico Folletto rideva sempre su tutto e non credeva a nulla, finché non ci sbatteva il naso di brutto.

Venne un giorno in cui la Fata Badessa convocò una riunione straordinaria nel grande Castello di Trasaghis, quello più imponente e magnifico, dove qualsiasi decisione si prendeva. Era maestoso, solenne e situato fra due laghi, per questo gli Antichi lo chiamarono Trasaghis. Ed era una cosa seria tutte le volte che si volava lassù, vi erano giganteschi saloni tappezzati di tende écru, piastrelle così antiche e così belle, con mosaici che raccontavano la storia dei Tempi Passati.

Nella Grande Sala Lilla ogni specchio regalava un bagliore che brillava. Quel giorno ciascuna Fata aveva un vestito bellissimo e dalle colorazioni più sfolgoranti, mentre le loro ali trasparenti erano d’un chiaro argento delicato. Si respirava una pace con un fare incuriosito e sereno, vi era un delizioso profumo di fiori e i colori dell’arcobaleno attraversavano le finestre come raggi di sole al mattino.

La Fata Badessa si alzò e, come d’incanto, nessun vocio, nessun rumore, nessun essere fiatò… una voce suadente cantò una melodia lei sola.

«Carissime Fatine lontane e vicine» esordì la Fata Badessa. «Vi è una grande tristezza nel Mondo Umano! Confina con il nostro e non è lontano. Stanno distruggendo tutto quel che il buon Dio ci ha regalato, e sta perdendo la sua bellezza questa vita nel Creato. Si sono persi i valori che inculca la Grande Madre Terra, hanno tanto odio nell’animo e si stan facendo guerra. È distrutto il Medioriente, e l’Europa e l’Occidente non sanno più come fare, l’Universo intero sta sprofondando nel Regno del Malvagio, ogni singola persona non è più a proprio agio.»

La Fata Badessa si fermò per alcuni secondi, come a voler cancellare questi gravi problemi nel mondo. «Si parla dei grandi e dei piccini, degli adulti e dei bambini. L’altra mattina, io e la Fata Regina volavamo su un paese gremito di tombe, tutto devastato dalle bombe. Era un posto così bello, pieno di arte e di magia, di colori e di poesia… Dovete sapere, Fatine, mie adorabili bambine, che la gente è terrorizzata e disperata. Hanno perso tutto! La casa, la famiglia, un figlio, una figlia, un marito, una compagna… scappan tutti su in montagna, per cercare un po’di pace, una voce, una luce che indichi un sentiero, una strada a onor del vero, che li porti lontano dal dolore, dall’odio e dal rancore, per iniziare una nuova vita, perché per tanti innocenti oggi è finita. Sappiate, bimbe care, che chi è riuscito a fuggire, ha comunque subito tanto male, soprattutto i bambini e le madri coi piccini, hanno il corpo devastato e il cuore spaventato… Orsù, dunque c’è da dire, che ciascun uomo nel cammino, ha il suo Fato, il suo destino. Fino ad oggi quello che è stato è stato, ci sono stati tanti cuori che gran mano hanno dato.»

Vi furono mormorii nel silenzio ma nessuno pronunciò parola. Aleggiò un velo carico di malinconia.


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«Quei colori tanto accesi erano una poesia, che l’uomo sta sporcando, distruggendo, scolorendo, l’azzurro del cielo, il blu del mare, le verdi colline e le montagne chiare…»

Ogni Fatina, Gnomo o Folletto, pensava al mondo perduto e a com’era prima.

«Bisogna aiutare il Regno Umano portando la pace nel cuore della gente!»

Un mormorio si accese, la Fata Regina prese la parola e dichiarò: «Fata Badessa, il Popolo Umano è nel caos e nell’agitazione, la loro guerra è in nome della religione.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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