MAI PIÙ SENZA DI TE di Jessica Maccario

«Mi temono e sanno che mio padre mi avrebbe appoggiato.» Laurent la strinse piano a sé. «Non intendevo spaventarti né decidere per te. So quello che ho detto ma non ho alcun diritto di tenerti qui, se tu non lo vuoi.»

Mabel ricordava benissimo il tono con il quale Laurent aveva asserito che lei fosse sua, che era destinata a lui. Arrossì, mentre quel sentimento che si era assopito tornava a rivivere dentro di lei. Aveva creduto che lui la pretendesse, che sarebbe giunto ad usare la forza, ancora non sapeva che i loro cuori si erano già scelti anni prima.

«Nel mio Regno non posso più essere libera, finirei rinchiusa nel Castello. Ora mi è chiaro che il matrimonio era puramente una tattica del Re per controllarmi e sfruttarmi al momento più opportuno… anche se, con esattezza, non so a cosa gli sarebbero servite le mie lacrime.»

«Forse mio padre può aiutarci a scoprirlo, ti va di incontrarlo?» La preoccupazione aveva abbandonato il suo volto, che si era aperto in un sorriso raggiante. Era felice che lei fosse lì e gli bastava. Lei viceversa aveva ancora mille ansie, era la prima volta che si trovava così lontana da casa per sua scelta.

«Va bene, andiamo.» Poco dopo, Mabel era al cospetto del Capo del Regno Oscuro.

Gildeon non voleva farsi chiamare Re, sebbene fosse stato lui a prendere in mano la situazione all’epoca in cui erano stati confinati in quel luogo. Lì non c’erano regole specifiche, se non la volontà di essere uniti e di collaborare per la loro sopravvivenza, avevano compreso con il tempo che la competizione non portava a nulla di buono.

Costui le si avvicinò con un sorriso aperto, come se la stesse aspettando. «Benvenuta nella nostra dimora! Mi dispiace che non sia confortevole come il Regno di Luminia, mi auguro che ti troverai comunque bene.»

Ma Mabel non lo stava ascoltando, era rimasta colpita dalla sua ala azzurra che riportava una profonda lacerazione. A disagio abbassò lo sguardo, notando l’occhiata interrogativa del Re, il quale sembrò intuire i suoi pensieri.

«Un ricordo risalente a trentasette anni fa, durante la guerra per il predominio dei Regni» l’anticipò per lenire il suo disagio.

«Vi fa… male?» Non poteva immaginare la sofferenza provata, solo il pensiero le procurava dolore. Le ali erano una parte importantissima di lei, non avrebbe potuto rinunciarci nemmeno volendo.


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«Non dimenticherò mai l’istante in cui mi hanno ferito, è stato come se il mio intero corpo si stesse spezzando… pensavo di averla persa, per fortuna invece riesco comunque a volare. Ma non parliamo di questo. Mia cara, sono felice che esista ancora una Fata del Regno di Luminia che non ha paura di noi, temo che non ci siamo fatti una bella reputazione dalle vostre parti.»

Mabel sorrise, quella Fata era spiritosa e sapeva come metterla a suo agio, le piaceva. Non si piangeva addosso e l’aveva accolta a braccia aperte, quando invece le Fate del suo Regno avevano sempre pensato male di loro. «So di causarvi disturbo, ma… potrei restare qui da voi? Non posso tornare a casa al momento, non me la sento.»

Il Capo la guardò sorpreso. «Nel nostro Regno non è mai entrato nessuno, nonostante i miei tentativi di riallacciare i rapporti con l’esterno. Noi saremo imprigionati qui fino alla fine dei nostri giorni, tu invece sei libera di restare o andartene quando lo desideri, e così mio figlio, grazie al suo dono. Io vorrei che… che aveste una vita felice fuori da qui.» La sua espressione s’intristì e Mabel non seppe cosa replicare, non era facile rendere la libertà a qualcuno sapendo di non poterla ottenere per sé.

Laurent fece un passo in avanti. «Padre, non vi lascerò in questo posto, non potrei costruirmi una vita altrove dimenticandomi del nostro Regno, è una battaglia che riguarda anche me.»

«Forse potrei aiutarvi, convincere gli altri Regni che meritate la libertà» suggerì Mabel timidamente.

«Il Re Neve ha avuto decenni per attirare le Fate dalla sua parte.» Dal canto suo, Gildeon era visibilmente rassegnato.

«Vorrei aiutarvi in qualche modo.»

«Forse c’è una cosa che potresti fare… ma è una tua decisione, non ti obbligherò.» Gildeon le spiegò che le sue lacrime avrebbero potuto restituire un po’ di gioia alle Fate degli Incubi, le quali con il tempo si erano sempre più rassegnate all’idea che sarebbero perite in quel luogo angusto.

«Lo farò» decise con ferrea intenzione. Il suo dono era speciale e doveva usarlo a fin di bene, senza contare che le piaceva enormemente l’idea di usufruirne per donare gioia e speranza.

Stava per uscire e seguire Laurent verso la sua grotta, che le sorse in mente un particolare: «Voi, signore… qual è il vostro dono?»

Lui incrociò le mani in segno di saluto. «La preveggenza. Sapevo che saresti venuta.»

I due giovani uscirono dalla grotta e Mabel, piuttosto pensierosa pronunciò queste sofferte parole: «Laurent, non dirmi che anche tuo padre ha voluto usarmi per i suoi scopi, e che ci ha fatti incontrare di proposito anni fa…»

«Non è così, Mabel, mio padre non sfrutta il suo dono per fini personali, e a quel tempo non sapeva che superando il Confine sarei arrivato fino a te. Credimi, è rimasto sorpreso quando gli ho parlato delle tue lacrime, aveva solamente previsto che prima o poi saresti venuta nel nostro Regno. Non riesce a prevedere tutto e non può avere la certezza del momento esatto in cui si verificherà la previsione. Inoltre, il suo potere è limitato e non consente di cambiare il futuro.»

«D’accordo… ti credo. Non volevo essere diffidente, scusami, è solo che… non so se questo dono sia una benedizione o piuttosto…»

«Non dirlo.» Laurent la prese tra le braccia e si distese con lei sopra il suo giaciglio. «Tu mi hai salvato, non lo dimenticherò mai.»

Lei si fece ancora pensierosa. «Ora capisco perché mio padre mi abbia dato in sposa a Nuan e perché mia madre volesse inviarmi nell’Aldilà, avevano paura che potessi ritrovarti e mettere in pericolo la nostra famiglia e il Regno. Lì non saresti mai potuto entrare e le mie lacrime non ti avrebbero mai salvato, e così avrei trascorso la mia intera vita con il Principe, per sempre al sicuro.»

«Nell’Aldilà? Chi ti dice che non ci potrei entrare?» Lui si sorprese.

«Beh, solo le anime pure possono…» farfugliò un pochino intontita.

Laurent sorrise. «E tu pensi che io sia un’anima nera solo perché sono una Fata degli Incubi? Non ho mai ucciso nessuno né partecipato ad una guerra. Ciò che mostriamo ai bambini durante i sogni sono scene fantastiche, seppur talora terrificanti, che sono necessarie per bilanciare ciò che viene mostrato loro dalle Fate dei Sogni. Gli incubi servono per sfogare l’ansia che si accumula dentro, e in quelle scene gli Umani rivivono cose che nella vita quotidiana temono… è un sistema per sconfiggere quella paura.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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