MAI PIÙ SENZA DI TE di Jessica Maccario

«Madre, non posso più tornare da lui, lo metterei in pericolo.» Le raccontò tutto davanti ad una tazza di tè alle rose. L’espressione dapprima spaventata e poi intristita della madre le infuse dei dubbi. Sapeva forse qualcosa che lei ignorava? Magari proprio il segreto al quale si riferiva quella ambigua creatura?

«Non puoi restare qui, ti troverà» disse infine costei, distogliendo lo sguardo dalla figlia per posarlo sulle sue mani curate. «C’è soltanto un posto in cui sarai al sicuro… nell’Aldilà.»

L’Aldilà era come veniva chiamato il luogo dove le Fate si rifugiavano se si trovavano in pericolo di vita, un posto magico, gremito di barriere protettive, e non c’era possibilità che un essere malvagio vi entrasse perché il lago, posto appena fuori dall’ingresso, avrebbe annegato coloro che si erano macchiati di colpe, pertanto nessuna Fata degli Incubi era mai riuscita ad accedervi. L’Aldilà era così surreale da rappresentare un’attrattiva per ognuno, infatti si diceva che fosse talmente vasto che era impossibile esplorarlo per intero. Chiunque, almeno una volta nella vita aveva desiderato andarci.

Mabel dimenò con nerbo la testa. «No, non ci vado!»

La Fata trasalì, era esterrefatta. «Solo un’anima nera si rifiuterebbe di andare.»

Oltraggiata, lei si alzò di scatto. «È questo che pensate di me, madre?» Un improvviso tremore la scosse. Che il giovane avesse marchiato anche lei? Era riuscito a rubarle la sua purezza? Sua madre aveva dunque ragione, lei non era più un’anima pura?

Si distanziò con un passo all’indietro, ferita dall’espressione atterrita sul viso della donna che l’aveva accudita con tanto amore. Fuggì via, prima di trovare il coraggio di dire qualcosa del quale si sarebbe pentita.

Lasciò che il vento la conducesse lontana da lì. Con le lacrime che sgorgavano sulle guance, si accorse tardi che quel vento non era normale, la stava attirando dentro quel vortice… e si stava avvicinando al Confine. Di nuovo.

Incapace di lottare contro quel potere più grande di lei, prese il fazzoletto ricamato per asciugarsi gli occhi, non voleva mostrarsi debole. Quando però le lacrime entrarono in contatto con il tessuto, questo si distrusse in tanti piccoli brandelli. Mabel cacciò un urlo e lo lasciò precipitare a terra.

«Eccolo, il tuo segreto…» La voce della creatura rivelò la sua presenza, proprio dinanzi a lei. Mabel cercò di virare, di allontanarsi da lui che, soddisfatto, la attendeva a braccia aperte.


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«Dammi le tue lacrime… dammele!»

Una folata di vento la spinse dritta fra quelle braccia nemiche che la ghermirono bramose. Provò a liberarsi, scalciando e mordendo, ma esisteva una forza incredibile in lui. Stremata si abbandonò, arrendendosi e lasciando libero sfogo alle lacrime che gli irrorarono il torace.

Stava pensando che fosse ormai giunta la sua ora, che d’un tratto lo sentì irrigidirsi, una vibrazione li travolse, come una potente scossa. Il giovane si contorse dal dolore, nel mentre che le lacrime di Mabel gli scivolavano addosso.

Un urlo le straziò il cuore, allorché si rese conto che le sue lacrime gli stavano facendo del male. Avrebbe dovuto gioire, adesso che vantava un’arma da usare contro di lui… eppure qualcosa si smosse in lei, costringendola ad allontanarsi. Le sue grida si fecero sempre più forti giacché lì, dove in precedenza c’era stata la chiazza umida, si stava formando un taglio.

Spaventata, Mabel smise di pensare e cadde in una sorta di trance, continuava a sentire il suo dolore, tuttavia dentro di sé stava avvenendo una metamorfosi: le sue lacrime ripresero a scendere, ma erano diverse, non uscivano più per paura né per rabbia… ora lo facevano per disperazione.

Con enorme meraviglia si accorse che le sue gocce di pianto avevano un colore e una consistenza differenti e splendevano luminose sul palmo della sua mano. Qualcosa la spinse ad adagiarlo sopra al taglio, una parte di lei si aspettava che la Fata urlasse per il bruciore, invece accadde qualcosa di fortemente emozionante. Quelle stesse lacrime che prima lo stavano distruggendo, ora desideravano salvarlo.

Frattanto che le gocce cicatrizzavano la ferita, un flash occupò la mente di Mabel, era l’immagine di due bambini che giocavano felici, rincorrendosi su un prato. Gli occhi del giovane si posarono su di lei pieni di stupore, come se anche lui avesse appena visto quella stessa scena. Possibile che fossero proprio loro due? Ma un altro ricordo improvviso le tolse il fiato per un istante… Laurent. Era questo il suo nome. Come lo sapeva?

Altre immagini scorsero come se qualcuno avesse deciso di mostrarle un film che la riguardava: loro due che si nascondevano dentro un vecchio capanno, loro due che raccoglievano castagne insieme, che si raccontavano le giornate, loro due abbracciati mentre lei si dispiaceva per lui e gli prometteva che un giorno lo avrebbe aiutato a fuggire… Pian piano la sua mente iniziò a capire, dato che conosceva quel volto, benché fosse cambiato dall’ultima volta in cui erano stati insieme. Aveva avuto quindici anni, quando lei era stata costretta a dirgli addio.

I lineamenti della creatura si distesero, la sua bocca sagomò un sorriso, i suoi occhi si addolcirono… sì, era lui, lo stesso che anni prima aveva fatto battere il suo cuore per la prima volta.

Nell’istante in cui la magia finì, non c’era più malvagità in lui, che scosse le sue ali azzurre, incredulo. «Mabel… sei proprio tu? Cosa mi è successo?» Si passò una mano sulla fronte come per assicurarsi di essere ancora vivo. La stessa confusione, lo stesso disorientamento che provava lei…

«Non lo so» mormorò lei esitante. «Mi ricordo di te, abbiamo giocato tante volte insieme da piccoli, sei venuto a trovarmi per anni, fino a cinque anni fa. Tu… sei stato il primo che ho baciato.» Ed arrossì al ricordo che, adesso, era così vivo dentro di lei.

Lui scrollò la testa, guardandosi attorno come se vedesse quel luogo per la prima volta. «Sì… io ti amavo, correvo da te tutte le volte che potevo, ma poi… non capisco, qualcuno mi portò via da te.»

Mabel sgranò le palpebre, stupendosi di nuovo. «Vuoi dire che qualcuno ci separò di proposito?»

«No, io… venni portato al Castello, ma poi è tutto confuso, è come se in questi anni fossi diventato un altro… dentro di me sapevo che c’era qualcosa di sbagliato, ero ogni giorno più insofferente, talvolta ero crudele persino con gli abitanti del mio Regno. Soltanto ora riesco a riconoscere quella cattiveria e me ne vergogno.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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