LA SCALA RIVELATRICE di Isabella Gravina

Incurante dell’iscrizione, la Fata colse una fragolina lì vicino e la mangiò, poi un’altra ed ancora una, fino a placare del tutto la sua fame ed ingordigia. Sazia, si ritrovò a sbadigliare e pian piano si adagiò sull’erba setosa, addormentandosi in un sonno profondo.

Da quell’istante iniziò a sognare, eppure quel sogno sembrava realtà. Non possedeva più le sue ali rosso carminio ed indossava un lungo abito di pizzo azzurro, impreziosito da alcune gemme incastonate nel bustier.

Era a piedi nudi, incominciò a passeggiare perlustrando il bosco e adocchiò un palazzo, alto, maestoso e rilucente, che s’innalzava di fronte a lei.

Si volse alle sue spalle e non trovò più il suo amico Gnomo. «Amarillo, dove sei? Non lasciarmi sola!» Ma, curiosa com’era solita, non si afflisse più di tanto e decise di entrare nella maestosa abitazione.

Amarillo non si accorse che la sua dolce amica si era addormentata vicino ai campi di fragole, e continuò insieme agli altri Gnomi, Amanito, Zolfanello e Rosmarino, a zollare il terreno per la coltivazione delle patate.

Nel frattempo, Lobelia aprì il mastodontico portone cigolante di legno e chiodi arrugginiti; restò sbalordita da tanta raffinatezza ed eleganza degli arredi e dei quadri, raffiguranti probabilmente alcuni Principi o Principesse che vi abitavano, o vi avevano abitato.

La cosa che la colpì più fra tutte, fu la gigantesca scala marmorea che occupava l’ampio salone; il corrimano era completamente ornato e avvolto da una splendida varietà di gelsomino bianco profumatissimo, e da grappoli cadenti di fucsia sfumata di porpora, bianco e rosa. Attonita, volle però salirla.

L’impresa ebbe inizio e Lobelia salì, gradino dopo gradino, accompagnata da una scia gradevolissima ed armonica di profumi. Ogni rampa sembrava essere infinita e, sotto di sé, gli scalini che si susseguivano erano innumerevoli, ma Lobelia impavida proseguì senza fermarsi.

Scalino dopo scalino ed ancora altri scalini, la scala era senza fine, mentre la chiocciola sottostante diventava un’interminabile sequenza di giri e vortici, anch’essi interminabili.

Iniziò ad essere piuttosto stanca, ed allora si appoggiò sul comodo mancorrente di marmo bianco, proseguendo stavolta a rilento. La salita seguitò incessante e Lobelia ipotizzò che forse, quel che stava accadendo, avesse un nonsoché di magico.


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Gli effluvi del gelsomino e della fucsia invasero totalmente lo sconfinato percorso, rendendo rilassante l’aria che si respirava. Ad un certo punto, dopo mille e più scalini, trovò di fronte a sé una porta bianca con una dicitura impressa su di essa:

Se il corso degli eventi tu vuoi modificare
Allora questa porta devi aprire
Se preferisci che questo sogno debba terminare
Allora torna sui tuoi passi e abbandona l’enigma da trovare

Lobelia, da sempre curiosa, per la prima volta in tanti anni, in questo frangente si dimostrò stranamente titubante, non sapeva se ridiscendere i molteplici scalini od aprire la porta bianca. Dopo alcuni minuti di esitazione ed incertezza, scelse di aprirla.

Una luce bianca sfavillante la investì e la Fata si coprì il volto, ma dopo alcuni secondi si ritrovò al cospetto di una figura maschile, alta, snella e dal viso angelico che le prese una mano dicendole: «Lobelia, mi riconosci?»

«No, perché dovrei?» ribatté sommessamente.

«Dolce Fata, abbiamo bevuto assieme la tisana poche ore fa, ricordi?»

La giovane Fata sgranò gli occhi. «Oh, per tutte le fragole dell’orto, ma sei… sei…?»

«Sì, dài, pronuncia il mio nome, so che lo sai» egli la invitò dolcemente.

«Amarillo, ma sei proprio tu! Il mio dolce Gnomo dagli occhi azzurri!»

«Ebbene sì, mia cara Lobelia, sono il Principe che hai sempre desiderato; una Strega, tempo fa mi punì con un incantesimo riducendomi ad uno Gnomo buono, poiché avevo rifiutato il suo Amore, ma io sono così come mi vedi adesso. Con la tua sfrontatezza e curiosità hai sciolto l’incantesimo, è merito tuo se sono tornato in simili fattezze e, se mi ami come credo, posa le tue labbra sulle mie e rinuncerai per sempre ai tuoi poteri di Fata, diventando una comune mortale. A te la scelta, mia cara.»

Senza proferir parola Lobelia scelse il suo amato Amarillo e lo baciò. Da quel momento, Lobelia e Amarillo vissero in quella magnifica dimora.

Si sposarono mediante una bellissima cerimonia officiata dai loro amatissimi amici Amanito, Zolfanello e Rosmarino, alla presenza dell’intero villaggio e quel giorno, solennemente fu chiamato Il giorno della Fata e dello Gnomo che abbandonarono i loro poteri, in virtù dell’Amore eterno.


© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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