LA RADURA DELLA LUCE E LE OMBRE DEL REGNO DI ERS di Maria Emanuela Fiori

Amior e Sarom, con l’aiuto dei Combattenti, riescono ad entrare nei sotterranei ed incontrano subito Ers, avvolta da un lungo abito grigio scuro, con lunghissimi capelli senza pigmento, tutti bianchi.

«Siamo qui per liberare Dilem, dicci dove si trova e potremmo anche risparmiarti» ordina Sarom alla Fata Nera.

«Poveri illusi, credete davvero che Dilem sia ancora una di voi? Vi sbagliate, lei adesso appartiene a me. Dilem, puoi venire avanti, hai visite!» esclama Ers scoppiando in una perfida risata.

«Dilem, sono Sarom, siamo venuti a liberarti, dove sei?» urla l’Elfo disperato scrutandosi attorno.

«Siete venuti inutilmente, il dolore mi ha sopraffatta» si angoscia Dilem mostrandosi a loro. «Sarom, non posso più donarti il mio amore, il Male si è impossessato del mio Spirito, perfino le mie capacità sono state compromesse, a tal punto che non sono riuscita a vedere neanche il vostro arrivo… Essere una Sacerdotessa mi ha concesso di scegliere liberamente chi amare, non sono stata condizionata dallo Spirito di Nem come le altre Fate Ramate coi loro Guardiani, nelle loro unioni che stabiliscono l’ordine tra gli abitanti della Radura, ma l’amore libero è soggetto a turbamenti profondi, ed anche se sono una Sacerdotessa, questo mi rende uguale alle donne umane che soffrono terribilmente per amore. Non sono più la Custode della Luce, le Tenebre sono entrate nel mio Spirito, il dolore per la tua perdita, Sarom, mi ha indotta a credere che il Male fosse l’unica alternativa. Dovete andare via da qui!» Dilem è rassegnata, la luce che un tempo emanava non si vede più, la sua chioma è quasi interamente bianca e le sue vesti d’argento non brillano più.  

«Troveremo un rimedio, le nostre vite sono unite, noi ci siamo scelti. Devi tornare con noi alla Radura, Deste ti aspetta, tutto il nostro popolo attende di rivederti» dichiara Sarom ancor più disperato, guardando Dilem con le lacrime agli occhi.

«Il Popolo della Luce crede in te e spera nel tuo ritorno» rinforza Amior con grande speranza, fissando Dilem col suo sguardo azzurro e profondo.

Durante il tempo in cui tutti cercano di far ragionare Dilem per tornare con loro alla Radura, improvvisamente Ers impugna una spada e trafigge la Fata della Luce alla schiena, oltrepassando il plesso solare che custodisce la Luce affidatale da Nem suo padre. Dilem crolla inerme sul ghiaccio, in fin di vita.

Un istante dopo, anche Maell irrompe nei sotterranei del Palazzo, con in braccio sua figlia Maron. Sakkam e Duer le proteggono con le armi in pugno, laddove la piccola futura Fata incrocia lo sguardo vitreo di Ers che, alla sua vista urla con fragore, facendo tremare il ghiaccio tutt’attorno. La Fata Nera cade ripiegandosi su se stessa, frattanto che una nube nera la avvolge divorandone l’essenza malvagia.

In un angolo, Sarom stringe Dilem fra le braccia cercando di soccorrerla, ma la ferita che le è stata inflitta è troppo profonda. Dal plesso solare della Fata, si sta sprigionando una luce infinita che fa scomparire le nubi e il buio, facendo rischiarare il giorno, ormai arrivato ai chiarori dell’alba che per due anni è stata imprigionata dall’egemonia delle Forze del Male.


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«È stato bello poterti rivedere ancora, l’intenso azzurro dei tuoi occhi mi accompagnerà fino alla Radura, dove mi unirò alla grande quercia e allo Spirito di Nem» sussurra Dilem a fatica, mentre tremando Sarom la tiene stretta a sé.

Sarom adagia il suo capo su quello di Dilem, prima che la Sacerdotessa delle Fate si dissolva per riunirsi allo Spirito di suo padre Nem. La piccola Maron si avvicina a Sarom, asciugandogli le lacrime e portando via il suo dolore.

«È nostra figlia la Prescelta!» annuncia Duer abbracciando Maell, commossa e scossa da ciò che è accaduto così all’improvviso.

Il  mattino è sopraggiunto, l’esercito si prepara per rimettersi in marcia verso la Radura.

«Io non verrò con voi, resterò qui dove potrò essere utile per riportare l’ordine nelle Terre del Nord.» Samor saluta gli amici con tali parole, abbracciandoli ad uno ad uno.

«Mio fedele Samor, abbiamo sempre bisogno di Elfi audaci come te!» esprime Galler per dare il suo benestare a Samor.

L’esercito s’incammina, scortato dai raggi tenui del sole che riscalda ogni lembo di terra, e riflette sul Palazzo di Ghiaccio una bianca luce che adesso lo illumina.

Sono trascorsi sedici inverni e, nella Radura, i raggi del sole creano in cielo un mosaico di tenui e variegati colori che lo decorano. Nel patio delle riunioni, tutto è pronto per il discorso della Fata che ha acquisito i doni e i privilegi di Dilem: è Maron la Prescelta, che è divenuta una delle Sacerdotesse della Radura della Luce.

«Popolo della Luce e ospiti delle Terre del Nord, siamo riuniti oggi in armonia e pace, per rammentare che possediamo, custodita dentro di noi, la Luce che è la nostra scelta verso il Bene, ma anche per non dimenticare che il Male s’insinua continuamente nelle nostre vite, dunque dobbiamo essere sempre pronti a combatterlo. Io vedo un futuro ricco di possibilità di scelta del Bene per ognuno di noi» proclama Maron, momento in cui Maell e Duer guardano orgogliosi la figlia che hanno cresciuto coi preziosi consigli di Deste e del suo amato e fedele compagno Amior. Demio, il loro figlio nato poco tempo dopo il rientro dell’esercito dalle Terre del Nord, è ora il compagno di Maron, si sono scelti spontaneamente per stare insieme nella vita.

Le creature del Popolo della Radura si sono ritirate nelle loro abitazioni, gli ospiti nei loro alloggi, la solita brezza leggera segna il calare della sera. In questo tempo di pace, la luce del tramonto dipinge le valli che ornano la Radura in lontananza, irrigate dalla Sorgente del Mare di Giada. Il loggiato è sempre animato dai rampicanti e, nella sala degli incontri di Deste, la clessidra di vetro violaceo è giunta quasi alla fine, pronta per ricominciare a segnare lo scorrere di un nuovo giorno, per il Popolo della Radura della Luce.


© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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