LA PRINCIPESSA DELLE LUCCIOLE di Delia Fantino

Viveva in un paese lontano chiamato Chezlauter, in mezzo a un bosco incantato, una bella Principessa.

Sulla cima d’una montagna c’era il suo bel castello luminoso, ricoperto di pietre preziose. La notte era tutto un brillare, le sue ancelle erano lucciole, e di notte le facevano compagnia con le loro fulgide luci.

La Regina sua madre Alceste morì quando lei aveva avuto otto anni, era tanto buona e faceva del bene ai poveri, andava ad aiutare i vecchietti del bosco e, in particolare, aiutava una vecchina di nome Velia, che abitava in una capanna al limitare del bosco. Si diceva che fosse una Fata potente, ed era molto amica della Regina a cui prodigava sempre dei saggi consigli.

La Regina, prima di morire si recò dalla vecchia e le chiese di proteggere la sua bambina Miriam, dato che sentiva il velo della morte avvicinarsi. Per proteggerla dal Male, la Fata prese il mantello che la Regina aveva fatto preparare per la figlia, intessuto con fili d’oro e diamanti, e vi intrecciò un filo magico che, qualora il mantello fosse stato indossato, avrebbe esaudito tutti i desideri della piccola.

La Regina buona morì e Miriam crebbe con il Re suo padre Romualdo. Si fece una splendida fanciulla, suo padre la adorava, la ricopriva di fantastici regali ed esaudiva ogni suo desiderio.

Al compiere del suo diciottesimo anno, il Re organizzò una festa in suo onore ed invitò tutti i giovani nobili del Regno. Voleva che la figlia scegliesse il suo futuro sposo, ma Miriam era una sognatrice e desiderava il grande Amore, non le interessavano quei bei giovanotti sconosciuti, non le andava un matrimonio di convenienza. Per se stessa desiderava qualcosa di speciale e unico.

Così deluse suo padre il Re, chiedendogli di concederle più tempo, voleva ancora giocare nel grande bosco incantato con le sue ancelle lucciole, voleva correre, intrecciare coi fiori ghirlande variopinte, imparare a lavorare col ricamo, a tessere coperte e quadri preziosi, e diventare una buona moglie per il suo futuro marito.

Sospirava Miriam, la notte dal suo balcone guardava lontano lontano… l’Universo infinito coronato di stelle. Le stelle erano le sue amiche con cui parlava, riusciva attraverso le loro luci a comunicare con esse, come in un alfabeto Morse, e le stelle rispondevano a ciascuna sua domanda, l’aiutavano nel cammino della sua vita. Com’era felice Miriam quando scendeva la notte! Lì sì, lei era se stessa, poteva sognare e sognare ancora, sicura che il suo pensiero fosse captato e compreso dalle sue amiche stelle.

In una sera d’estate, mentre ammirava il cielo, ecco un bagliore più forte e intenso che giunse ad invaderla tutta… Era la luce inviata da sua madre Alceste, tramite la Stella Aldebaran sua amica, che nella notte di San Lorenzo era più brillante e maestosa. Una piccolissima particella della Stella Aldebaran si posò sul suo capo, ed entrò così nella sua anima pura e non l’abbandonò più.

Il giorno seguente suo padre il Re Romualdo, la chiamò a sé e le comunicò di dover fare un lungo viaggio fino al Regno di Ieselbas, per acquistare stoffe pregiate e tesori inestimabili per dare maggior lustro al Regno di Chezlauter. Le raccomandò di fare la brava e di non oltrepassare mai il limitare del bosco, poiché era gremito di insidie, ma Miriam, attratta com’era dall’ignoto, non ascoltò il Re suo padre e un giorno decise di andare nel bosco, sentendosi protetta dalla luce delle sue ancelle le lucciole, e dalla buona Stella Aldebaran. Di notte perciò non aveva paura, e di giorno c’erano con lei i Folletti e gli Gnomi del bosco, che al suo passare venivano fuori dai loro nascondigli e la guidavano nel suo percorso, fino a che non giunse alla capanna della Fata Velia.


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Nel momento in cui Miriam si addentrò nella capanna, udì una voce angelica pronunciare: «Ciao, Miriam, tesoro… ti aspettavo con ansia. Vieni avanti, cara, non avere timore, io sono la tua buona Fata, amica della tua cara mamma. Vedi, ho qui per te questo regalo, è un mantello che la Regina Alceste ha voluto che io confezionassi personalmente per te, serve a proteggerti da ogni malvagità. Questo mantello è magico, è una cosa veramente unica e speciale come te! E, quando lo indosserai, i tuoi desideri saranno esauditi.»

Miriam sgranò incredula i suoi begli occhi verde smeraldo, prese il mantello fatato, ringraziò con un bacio la vecchina e s’incamminò sulla via del ritorno.

La notte prima di arrivare al castello, dormì dentro il tronco di un albero indicatole dal gufo parlante Ulula, e le fecero luce le lucciole sue amiche arrivate apposta per lei dai prati vicini.

Al suo risveglio, lo scoiattolo Akaba la accarezzò con la sua coda saltellando qua e là intorno alla sua testa. Le fecero ala un volo di farfalle multicolori, e gli Gnomi uscirono dalle loro casette per accompagnarla fino alla fine del bosco.

Tornata al castello, Miriam, felice del favoloso regalo ricevuto dalla sua nuova madrina, la Fata Velia, volle provare subito il mantello. Chiuse gli occhi e pensò: “Vorrei vedere il mio futuro sposo.”

Desiderio esaudito!

In men che non si dica si ritrovò su una nuvola rosa che, dopo qualche istante, si adagiò sopra ad una montagna, situata nel mezzo di un gigantesco parco, circondato da fiori paradisiaci ed enormi prati. D’un tratto, vide dinanzi a sé un cavallo bianco che correva spedito, avvicinandosi man mano ai piedi della montagna e, allorché arrivò abbastanza vicino, Miriam notò che in groppa al destriero c’era un giovane, che cercava di guidare l’animale sulla strada che portava alla montagna.

Il bel giovane, vestito d’azzurro con un ampio mantello d’oro, scese dal cavallo e guardando in alto, scorse la figura di Miriam e si stupì. Con difficoltà la raggiunse, e sorridendole le domandò come avesse potuto arrivare fin lì da sola. Le chiese inoltre se lei fosse reale, o se la sua fosse puramente una visione, mentre Miriam lo guardava ammaliata, estasiata da quell’incontro meraviglioso: il suo sogno si era concretizzato.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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