LA MALEDIZIONE DEL LUPO di Sara Bartoli

C’era una volta una bimba, tanto sfortunata ma tanto gaia, a tal punto che tutti, appunto, la chiamavano Gaia. Amava i fiori, da impazzire, ed ogni mattina andava per i campi, attraversava le vallate, sempre alla ricerca del fiore più bello, della perfezione. I boschi no, ne aveva paura, perché in paese si raccontava una storia, forse una storia per intimidire i bimbi e non farli troppo allontanare, tipo la leggenda dell’Uomo Nero. Del resto i boschi sono pieni di insidie, animali di qualsiasi genere che si nascondono per attendere il momento più propizio ed assalire le proprie prede. Ma d’altronde anche loro devono mangiare, no?

Fatto sta, che si raccontava di un lupo, un lupo molto cattivo, sì, come quello di Cappuccetto Rosso. Ma più pericoloso, perché si diceva fosse un Mago, o piuttosto, uno Stregone cattivissimo che, a causa di una maledizione, era stato tramutato in lupo dalle Forze del Bene, le Forze Celesti.

Come ogni maledizione, che non è eterna, aveva la possibilità di redimersi, ma questo Stregone proprio non ne voleva sapere, tutt’altro, forse si piaceva così com’era. Gli piaceva essere un lupo.

E, la cosa che amava maggiormente, era spaventare i poveri viandanti o qualsivoglia malcapitato che s’imbattesse sulla propria strada. Si erigeva dall’alto di una collinetta che sormontava il bosco ed ululava, ululava talmente forte ed inquietante che quel tratto di bosco non fu più battuto da chicchessia, carri, animali o persone. Divenne la zona nera del bosco.

«Non passare per il sentiero del lupo» le ripetevano spesso, quando si apprestava col suo cestino a partire e, questo, alle volte voleva dire allungare di molto la strada, dacché era proprio il sentiero che conduceva alla radura, ampi spazi di verde dove si trovavano fiori di mille colori. Aggirare tutto il bosco richiedeva eccessivo tempo, però Gaia, che aveva fatto dei fiori la sua ragione di vita, non si lasciava scoraggiare e faceva chilometri e chilometri senza tirare un fiato.

Era senza mamma e senza papà. Adottata da una zia tanto vecchia ma tanto cara, Gaia la aiutava a sostentarsi vendendo i fiori al fioraio del paesello. Matrimoni bellissimi erano celebrati grazie a lei, e ciascuna festa del paese diventava speciale, con la fantastica e variopinta varietà di fiori che riusciva a trovare.

Un giorno, il fioraio le annunciò che la prossima festa sarebbe stata dedicata ai fiori, essendo imminente la Primavera, e che lui l’avrebbe generosamente ricompensata se gli avesse portato i più bei fiori che avesse potuto trovare, fiori unici, fiori che nel paesello non s’erano mai visti.

Gaia era rimasta un po’ dibattuta, giacché più in fondo della radura non poteva spostarsi, a Nord c’erano le montagne e a Sud il mare, quindi l’unico posto in cui trovare fiori unici era proprio il bosco, dove l’avevano più volte diffidata ad andare. Ma non poteva rifiutare, la sua zietta era molto malata e quella era l’occasione giusta per racimolare un bel sacchetto di monete d’oro, quello che ci voleva per rimediare a tutti i loro problemi economici.

Così, facendosi l’idea che probabilmente quella del lupo fosse unicamente una leggenda, per inculcarsi un po’ di coraggio, la mattina seguente decise di recarsi nel bosco.

Il suo ingresso non fu dei più incoraggianti. I versi cupi e strepiti di animali prima d’ora mai sentiti le proposero più di una volta di fare marcia indietro.


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Tuttavia non trovava altra scelta e, quindi, piano piano, attenta attenta s’immise su quel famigerato sentiero. Trascorse circa un’ora e non udì nulla, cioè, nulla di particolarmente terribile che le formalizzasse la convinzione di uscire dal bosco, e comunque i fiori che aveva finora trovato le avevano instillato una giusta dose di volontà e coraggio. Erano meravigliosi.

D’un tratto, come naturale che fosse, il lupo si fece vivo. Ma, stavolta, non si mise in cima alla collinetta ad urlare come un forsennato, giacché quella bimba lo aveva incuriosito. E, soprattutto, gli era stato riferito da un animale del bosco suo servitore, che ella avrebbe potuto liberarlo dalla maledizione.

Non che desiderasse ciò, al contrario, ma appunto per questo voleva vedere cos’avesse quella bambina di così particolare, e che tipo di pericolo rappresentasse per lui. Dacché, se poteva liberarlo, aveva altresì il potere di ucciderlo, anche perendo, laddove sarebbe morto pure lui.

Perciò, raggiunto il sentiero si sedette, dritto e fiero, attendendo che la bimba approdasse a quel punto.

Gaia, incantata da tutto ciò che di colorato non faceva che attirare la sua attenzione, non si nemmeno accorse del grosso bestione che le sbarrava la strada, fino a che, stupore a mille, non se lo trovò di fronte.

Lo guardò bene, e non le sembrò così spaventoso come glielo avevano descritto. Era enorme, certo, di dimensioni che pochi lupi avrebbero potuto avere, veramente fuori dal normale, ma forse era vero. Dai suoi occhi si percepiva un lampo di umanità. Dietro quegli occhi, si nascondeva un essere umano.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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