LA FORESTA MAGICA di Alessia Marconi

Ero piccolina, una bambina o forse più, eppure lo ricordo come se fosse adesso… mia nonna abitava in una casetta sopra ad un bosco, come quelle casette nelle fiabe circondate da un alone di Magia e di incanto della Natura.

Come Cappuccetto, sì, proprio come lei… a quel tempo oltrepassavo le case del paese per addentrarmi in mezzo a grandi alberi, su un grosso sentiero che serpeggiava in discesa fino al recinto che circondava la dimora della mia nonnina, nel bel mezzo di una piccola collina. Ma non c’era il lupo, no, non c’era neanche un cacciatore, solo tanti fiori e tanta musica dattorno, quando passeggiavo, i versi degli animali, il frusciare degli alberi, in lontananza un ruscelletto che faceva capo ad un grosso lago, situato proprio al centro di questo boschetto. Spesso deviavo strada, per costeggiare il bosco, anche se allungavo di tanto il cammino, perché dovevo scendere e poi risalire, una irta salita fino alla cima dove la nonnina mi attendeva, sempre, salutandomi gioiosa con la mano.

Un giorno, ahimè, spaventata non trovai la nonnina ad attendermi. Cellulari non esistevano, a quel tempo, e poi non avrei neanche potuto possederlo, data la mia età, però il telefono c’era, quello sì!

Infatti, appena arrivai nel cortiletto di casa mi affrettai ad attraversare la soglia per usare il telefono, chiamare la mamma per chiederle semmai, benché tecnicamente impossibile, la nonnina fosse venuta su da noi, a farci visita.

Con grande spavento venni a conoscenza che della nonnina non v’era stata neanche l’ombra, in tutto il paesello, e nessuno l’aveva vista né sentita da un paio di giorni almeno. Tremai. La porta era aperta ma non c’era traccia di furto.

Che fosse stata rapita dal lupo? Pensai… e risi di me stessa, che sciocca! E invece no, perché da qualcuno era stata in un certo qual modo rapita… ma non dagli alieni, non preoccupatevi!

Comunque, piccola ma molto avveduta, cominciai ad indagare per trovare qualche indizio, qualsiasi cosa che potesse farmi risalire a quanto fosse accaduto.

Intanto arrivò la mamma, con il papà e buona parte del paese, tutti sbigottiti e tremuli, poiché la nonnina mai si era allontanata dalla sua casa, nemmeno per andare a fare la spesa. Ero io che le portavo le provviste, od anche i miei genitori perché poco poteva camminare, era gaia e piena di vita però purtroppo aveva problemi alla sua povera schiena, che le impediva di camminare per troppo tempo consecutivo.

Difatti, subito il papà alzò la cornetta e chiamò la polizia, per denunciarne la scomparsa. Non poteva essere andata via di sua spontanea volontà.

Tuttavia, quello che sorprendeva un po’ tutti, era il motivo per cui fosse scomparsa, e se per mano di qualcun altro il perché, perché qualcuno avrebbe voluto rapirla od anche farle solo del male, non ve n’era proprio nessuna ragione.


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Ecco perché io credevo ci fosse qualcosa di più, che non fosse semplicemente scomparsa, o comunque come avviene nel mondo normale degli umani. Certo questa cosa non la dissi, non azzardai nemmeno un accenno perché come minimo non mi avrebbero presa sul serio, sapete, gli adulti… o peggio ancora mi avrebbero squadrata come una piccola pazza, pronta per essere rinchiusa in un manicomio prima ancora del mio primo giorno di scuola.

Io lo sapevo, e non per pura immaginazione, l’avevo sentita, la nonnina… che parlava con gli Spiriti, che se fossero stati Spiriti neanche lo so, fantasmi o creature magiche, chissà… prima di quel giorno avevo solo ipotizzato, non ne avevo parlato con nessuno, neanche con lei, e sempre per lo stesso motivo, la paura di essere marchiata come la piccola pazza del paese.

Non avevo mai dubitato, non avevo mai supposto che la nonnina parlasse da sola, sapevo che parlava con qualcuno e, a dir la verità, fremevo d’impazienza, desideravo che lei mi raccontasse. Ma, probabilmente, aveva la mia stessa paura.

Giunta la polizia per eseguire un sopralluogo e raccogliere testimonianze, dopo qualche ora il traffico cominciò a scemare, finché non rimanemmo io e la mamma. Papà era andato con gli agenti per fornire tutti i documenti e le informazioni nella centrale di polizia.

Era quasi sera, il crepuscolo incalzava in fondo alla collina, e si cominciarono ad udire i primi versi di un gufo immersi nel bosco, pipistrelli squittenti, tutti i rumori tipicamente notturni all’interno di una foresta.

«Andiamo a casa, non c’è più nulla che possiamo fare.» La mamma mi tendeva sorridente la mano ma io ero immobile, non volevo andare.

Come chiederle di restare? E per di più da sola? Sapevo che restando lì da sola, qualcosa sarebbe accaduto ed avrei potuto comprendere dove fosse la nonnina. Del resto è durante la notte che le creature magiche si svelano, la notte è il momento degli incanti e delle cose eccezionali, nascosti alla visibilità data dalla luce e dalla razionalità.

Così accettati. Vidi la mamma inspiegabilmente tranquilla ma lì per lì non me ne preoccupai, o perlomeno non ci feci tanto caso. Tornammo a casa e lei mi mise a letto. Mi addormentai, o finsi di farlo.

Verso la mezzanotte, quando in casa tutto taceva ed anche l’ultima luce era stata spenta, quatta quatta scivolai via dalle lenzuola, m’infilai un paio di scarpine comode ed aprii la finestrella della mia cameretta, piano piano, lasciandomi poi calare lungo la gronda collegata al muro.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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