LA FATA DELL’AMETISTA di Bianca Settecasi

Allegria, sorrisi, magia, nell’aria c’è un po’ di tutto. Una coccinella mi passa vicino e la guardo sorridendo, tutto è armonioso. Un’altra giornata di sole, di odori, di sensazioni.

Mi poso su un fiore, una gerbera. È gialla, i suoi petali sono così delicati che ci cammino in punta di piedi per non rovinarli. Salgo in cima ad uno di essi e lo adopero come scivolo, è così divertente farlo… l’importante è non rovinare il fiore, così mi ha insegnato la mamma e così ho intenzione di fare, anche perché io amo i fiori, le piante, gli alberi, non farei mai loro del male.

Intorno a me sento una pace immensa, l’acqua della cascata che scende lenta, fresca, che mi avvolge, mentre le fronde degli alberi ondeggiano seguendo la musica del vento. Rimango in ascolto della melodia della Natura.

Ad un tratto mi desto, percepisco delle risatine e dei gridolini che provengono da qualche pianta vicino alla mia. Incuriosita, mi sporgo dal fiore e intravedo altre Fatine che stanno giocando su una rosa, però sono un po’ riluttante ad avvicinarmi, la mia timidezza e diffidenza mi portano sempre a stare per conto mio.

In quel momento passa il mio amico scarabeo, è di colore verde smeraldo, lucido. Mi fa l’occhiolino, e penso voglia incoraggiarmi ad andare dalle altre Fatine. Passa un’altra coccinella, ed anche lei mi guarda come per dire: Allora? Ti decidi?

Uhm… coccinella e scarabeo, due portafortuna nello stesso giorno… vorrà dire qualcosa. Devo muovermi altrimenti la fortuna che oggi mi sta passando a fianco, rischio di sciuparla. Controllo le mie ali color rosa ametista, le batto un lieve attimo come per verificare se funzionino, e spicco il volo. Arrivo nei pressi della rosa dove sento tutti quei gridolini di gioia, e muovo le ali con disinvoltura facendo finta di passare da quelle parti così per caso.

«Ehi, tu, bella Fatina, dove vai? Vieni a giocare con noi!»

Indirizzo lo sguardo verso quella voce e scorgo un giovane e bel Leprecauno che mi sorride. Divento subito rossa in viso ed incomincio a battere le ali velocemente, esamino l’ambiente circostante per cercare una via d’uscita ma ormai mi ha vista, devo rispondere e fare qualcosa.

«Grazie, io stavo facendo una passeggiata.» Faccio per proseguire la mia strada, che con due balzi il Leprecauno arriva sulla rosa dove mi sono posata e si ferma a pochi passi dal mio viso.

Mi guarda dritto negli occhi e sempre sorridendo mi dice: «Ciao, Fata, io sono Quinlan, posso sapere il tuo nome?» E mi fa un inchino togliendosi il cappello verde.


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Maggiormente imbarazzata per la sua vicinanza e l’inaspettata richiesta, mi sento le ali che vibrano all’impazzata, quasi a non tenermi più. Il cuore poi mi batte forte, dopo che ho osservato i suoi occhi nocciola e le sue ciglia folte, belle, curve. Delicate.

Mi sento rispondere: «Ciao, Quinlan, io sono Gioia, la Fata dell’Ametista.»

«Bene, Gioia, mi fa molto piacere conoscerti. Vorresti unirti a noi?»

Intanto degli altri Leprecauni lo chiamano e lo incitano a tornare da loro. Con la coda dell’occhio noto che ci sono anche delle Fatine, io però rimango come rapita dallo sguardo di Quinlan. Non ho voglia di unirmi a loro, voglio continuare la mia passeggiata e allontanarmi da quel giovane Folletto Irlandese che mi fa sentire le farfalle nella pancia.

«Ti ringrazio ma preferisco passeggiare. Senza offesa, ma oggi ci sono così tanti bei fiori che sono sbocciati, e non vedo l’ora di odorarli tutti.»

Lui, senza sentire ragioni, mi afferra la mano e mi trascina con delicatezza sulle rose lì vicino, dove ci sono gli altri. Dà inizio alle presentazioni: «Amici, Fatine, vi presento Gioia, la Fata dell’Ametista. Gioia, ti presento i miei compagni: Kevin, Phelan e Shaun. Poi qui abbiamo Giada, la Fata degli Smeraldi; Blanche, la Fata della Madreperla, e Grania, la Fata del Corallo.

«Ben arrivata» dicono quasi in coro.

Li ringrazio con un battito d’ali mentre Quinlan, sempre tenendomi per mano, mi fa salire sulla rosa più alta e ci immergiamo nel suo calice.

Nascosti tra i petali, lanciandomi un sorriso Quinlan mi fa cenno con l’indice posato sulle labbra di non parlare. «Sst, adesso ci verranno a cercare.»

Provo a sbirciare oltre il petalo più basso e scorgo Kevin che sta rincorrendo Blanche, frattanto che Grania si nasconde in un’altra rosa, ignara del fatto che Phelan stia seduto su una foglia dalla quale può comodamente vederla, per raggiungerla poi con tutta tranquillità.

Sto per cercare con lo sguardo Shaun e Giada, ma Quinlan mi prende un’altra volta la mano e mi fa abbassare di corsa. «Così ti farai vedere. Stai giù, dobbiamo vincere noi.»

«Ma si sono nascosti anche loro, non penso ci verranno a cercare» evidenzio, sempre un po’ turbata da lui, dal gioco. Quella mattina sembra più incantata del solito… sento gli uccellini cantare da lontano, il sole caldo, le goccioline di rugiada brillano come se fosse una giornata di stelle, io che mi ritrovo in una rosa con questo Folletto… beh… come dire, bellissimo. Bellissimo d’aspetto, ma soprattutto nei modi, nell’anima. È così amorevole, di cuore, ma quello che mi turba è: come faccio a sapere tutte queste cose se l’ho appena conosciuto? Che cos’è quello che sento? Vibrazioni, vibrazioni tra di noi, scambi di energie magiche.

Lo scruto e lui sorridendo mi prende di nuovo la mano. «Vieni, andiamo a cercarli noi, non se lo aspettano.» Ed esplode in una risata divertita. «Non usare le ali. Salta sulle mie spalle, ti porto io.»

Non faccio in tempo ad accettare che mi ha già messa sulle sue spalle ed ha iniziato a saltare rapidamente tra una rosa e l’altra.

«Wow, che forte!» esclama Quinlan entusiasmato. «Shaun, ti ho visto. Toccato con cappello magico… toccato! Mi devi una moneta d’oro.» E di seguito: «Giada, non nasconderti dietro il mantello di Shaun, ti ho vista… presa! Presa! Mi devi un sacchetto di polvere magica.» Tutto è accaduto in un secondo. Quinlan che corre tenendomi saldamente sulle sue spalle, con la mano sinistra si toglie il cappello per toccare Shaun e con la destra tocca la spalla di Giada, saltando da una rosa fiorita e profumata ad un’altra che sta per sbocciare.

Devo andare via, il prima possibile, ho il cuore che mi batte troppo veloce e non riesco più a capire dove sono e perché.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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