LA DONNA E LA FARFALLA di Mirella Merino

C’era una volta, ma c’è ancora oggi e ci sarà anche domani, una vita che nasce. La vita è questa, ed il suo ciclo è fatto di nascita, vita, morte e rinascita. Come tutto questo accade in Natura, così procede la vita umana, con le stesse fasi e lo stesso identico risultato.

In ogni parte del mondo, le favole, le fiabe, i miti e le leggende, narrano che proprio nell’istante in cui nasce un bambino, nasce anche una stella, una Fatina, un fiore, una farfalla, o un animale che lo accompagnerà e cambierà la sua dimensione e la sua realtà, non appena quell’Essere Umano lo seguirà.

Talvolta ignoriamo questa particolarità, ma ciò avviene fino a che non comprendiamo chi siamo, perché nel momento in cui diventiamo consapevoli della nostra vera identità, tutto cambia.

Noi ignoriamo il mistero che guida il nostro cammino, eppure facciamo una scoperta fantastica, quando accade, in quanto riceviamo la certezza che, al nostro arrivo sulla Terra, c’erano già persone ed esseri che ci aspettavano, ma anche persone che non conosciamo, dato che fanno parte di una vita antecedente alla nostra (ciò non è sempre un fattore determinante per indicare che non le conosceremo mai), ed infine numerose persone che, durante il nostro cammino e per svariati motivi, entreranno ed usciranno dalla nostra vita, a volte per farci piangere, a volte per farci sorridere, per farci capire, per insegnarci, ed altre volte per lasciarci sprofondare nei meandri delle nostre personalità, con lo scopo di renderci fragili oppure forti.

Tuttavia, a prescindere da quel che loro saranno per noi e dal ruolo che ricopriranno, ci insegneranno comunque qualcosa e noi insegneremo forse non a loro, ma a chi verrà dopo di noi. In fondo se pensiamo ai libri, alla musica, all’arte, alla storia, alla geografia, alla scienza e anche alla poesia, non sono altro che testimonianze di vita vissuta che diventano utili a chi verrà in seguito, per comprendere chi egli sia, per comprendere dove sta andando e, di volta in volta, insieme, lasciare tracce di noi, per coloro che ci seguiranno e per coloro che invece non lo faranno.

Il risultato, in certi casi, non è immediato e ci vuole tempo. Già, ci vuole tanto tempo, è come un seme piantato nel terreno che ha bisogno di cure e calore per trasformarsi in un bellissimo fiore, o come una farfalla che deve nascere da un’altra creatura, per quel processo meraviglioso che è la metamorfosi.

Nelle Favole, non sai mai quale sia l’effettiva identità del protagonista, e benché egli sia cosciente dell’indeterminatezza che aleggia intorno al suo ruolo, è l’unico capace di meravigliarsi di tutto quello che lo circonda: ed è questa la vera Magia.

Qualche tempo fa, in una famiglia gravata da diverse disgrazie di miseria, di umiliazioni e soprusi, nacque una bimba, la seconda bambina che Sara dava alla luce. La prima, purtroppo, a soli quattro giorni dalla nascita morì in ospedale. Proprio quando sarebbe dovuta andare nella sua nuova casa.

La piccola era rimasta per sempre in quella culla, avvolta dal sonno e dal mistero della vita e della morte. Sara, piena di gioia, non si era resa conto di cosa fosse successo e allorché la prese in braccio, si accorse della freddezza e della rigidità del corpo che la piccola manifestava.

Il suo volto di colpo, impietrì, la gioia svanì nell’immediato e senza pronunciare alcuna parola, con il viso segnato dalle lacrime, a manifestazione devastante di un dolore che come un vulcano voleva eruttare ma che non poteva a causa del luogo dove madre e figlia si trovavano, strinse dolcemente a sé la sua bimba e baciandole la fronte, la riposò delicatamente nella sua culla. Sara, in quell’attimo e con quel gesto seppellì e morì con la sua gioia, se stessa e sua figlia.


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L’evento misterioso e inaspettato della morte prematura di un figlio è qualcosa al quale nessuno può far nulla, poiché non è possibile prevederlo e non si può riversare colpa a nessuno, bisogna solamente lasciarlo andare.

Il dottore e le infermiere di turno, si occuparono d’informare il padre della bambina e di organizzare il servizio funebre. Sara soffocando il suo dolore e senza nessuna consolazione, attraverso un gesto, una parola, uno sguardo da chiunque fosse lì presente, si diresse verso l’ampia finestra semiaperta dell’ospedale e, sollevando il viso al sole, ne percepì il calore, come una carezza delicata. Immaginò che fosse la carezza di sua madre che non poteva esserle accanto, giacché non era più con lei, dal giorno della sua nascita.

Quel calore le asciugò le lacrime e Sara, con i suoi piccoli occhi arrossati e gonfi, intravide una farfalla azzurra. Piccola, proprio come la sua bambina e bellissima. La farfallina entrò nella stanza, nessuno si accorse di quella presenza e Sara, seguì i suoi movimenti vellutati e armoniosi, quasi come se stesse danzando.

La farfallina si posò sulla culla della bambina e rimase ad osservarla; sembrava che si parlassero, almeno Sara percepiva questo, lo sentiva dentro di sé. Dopo un po’, la farfallina si alzò in volo, si adagiò sulla fronte della bambina e volò via da quella finestra, con la stessa eleganza e magia di come quando era entrata.

Sara corse di nuovo alla finestra, inconsapevole di ciò che stesse facendo, ma la farfallina non c’era più, non riusciva più a vederla. In quel frangente, Sara capì di essersi trasformata da madre a donna e la bambina appena nata si era dissolta in etere, portando con sé il mistero con cui era venuta e andata via da questo mondo.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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