IL VIAGGIO DI ANNA di Alessia Baldo

In un tempo ormai dimenticato, il Regno della Magia e quello della Realtà erano uniti in un unico mondo, dove la componente fantastica era parte integrante della vita di ogni giorno.

Con il procedere delle scoperte scientifiche e lo sviluppo della “conoscenza”, si era poi creata una frattura incolmabile tra le due parti, ed il Mondo Incantato e Fatato era, pian piano, caduto nell’oblio.

A far parlare di Magia erano rimasti soltanto cartomanti e qualche prestigiatore, ma si trattava di semplice illusione. Tuttavia, quel lato misterioso e primordiale, mai interamente assopito, continua da tempi immemorabili a vivere inconsapevolmente in noi riemergendo di tanto in tanto, inaspettatamente.

Anna era sempre stata una ragazza concreta, senza fronzoli per la testa, determinata e razionale nelle sue scelte e nei suoi modi di vivere le svariate situazioni che la vita le poneva dinanzi. Esperta in crittologia, la sua passione era lo studio dei vecchi manoscritti; in particolare, si occupava dell’interpretazione e decodifica di antichi testi e codici perduti.

Un giorno, fu posto alla sua attenzione un frammento di pagina contenente un disegno parziale e una formula occulta: in quei tratti incompleti le parve di distinguere un arco che richiamava alla sua memoria un nonsoché di già visto in precedenza. Una sensazione di forza la pervase assieme ad un’intensa agitazione che a stento riuscì a sedare.

La febbrile curiosità la spinse ad iniziare subito le ricerche, ma senza alcun risultato. Non trovando una soluzione decise allora di rifugiarsi nel bosco che, sin dalla più giovane età, era stato per lei fonte di riflessione e di ricerca interiore.

Incamminandosi per un tortuoso sentiero, rimase rapita dal suono del fruscio delle foglie mescolato al mormorio dei rami spostati dal vento. Ad un ascolto più attento, poté udire distintamente una voce, quasi un sussurro che la chiamava a sé. Seguirla fu inevitabile e, nonostante la lunga e gravosa camminata, non avvertì minimamente la fatica.

Era ormai sera, quando infine giunse ad un’enorme quercia e riconobbe in quel posto uno dei luoghi di gioco della sua infanzia. Notò che nella parte inferiore dell’imponente albero si offriva una cavità, magicamente libera di essere esplorata; volle guardare al suo interno e con sua estrema meraviglia vi scorse un voluminoso libro rilegato in morbida pelle rossa. Sfogliandolo, si avvide che una pagina era stata strappata a metà.

Anna estrasse prontamente dalla tasca il foglio misterioso e, accostandolo alla parte tagliata della pagina, rilevò che combaciavano perfettamente; ora il disegno era completo e descriveva chiaramente quel luogo. Un unico particolare non coincideva: ai piedi della quercia, era stilizzato un arco ricoperto da verdeggiante edera, che invece non era lì presente.

A seguire, una sibillina iscrizione con caratteri incomprensibili, forse runici, che però Anna lesse e pronunciò senza nessuna difficoltà. Il senso del testo divenne chiaro: Qui si erge la porta che il mondo dimenticato collega, qui inizia il viaggio che solo mente arguta anela.

Davanti ai suoi occhi stupefatti si elevò pigro, a rilento quasi filmico, l’arco descritto dal disegno, un portale magico che consentiva l’accesso ad un’altra dimensione. L’emozione fu irripetibile, per via dello strepitoso spettacolo a cui stava assistendo, e con trepida frenesia Anna lo oltrepassò.


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Immediatamente, fu catapultata in un altro mondo, popolato da Maghi, Fate, Gnomi, Elfi ed animali fantastici, un mondo ancestrale sopito nella sua memoria. Riconobbe in essi i suoi vecchi amici d’infanzia che tanto le avevano insegnato, e trascorse ore splendide a ricordare i bei tempi andati, or non più sperduti nei meandri delle sue reminiscenze.

Quando solcò nuovamente il portale, che univa il Mondo Reale al Mondo della Magia, Anna si rese conto dell’immenso privilegio che aveva ricevuto, percepì che quel viaggio incredibile era stato per lei un percorso interiore, all’inimitabile scoperta di quel lato nascosto e arcano che ognuno porta dentro di sé.

E perse dunque un po’ della sua concretezza e metodica di vita, ricominciando a volgere lo sguardo verso il Mondo fantastico e impalpabile, della Magia e delle sue fiabesche creature, volando di fantasia, e abbandonando gran parte della razionalità che, fino ad ora, aveva pilotato la sua esistenza.


© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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