Il Principe dell’Amore

Il Principe Prese a percorrere cautamente il corridoio ed arrivò quasi senza avvedersene, guidato da una sibillina ma fervida forza che non poté identificare, in una immensa stanza vuota, con al centro una specie di enorme feretro fatto di cristallo. O almeno sembrava, perché l’assenza di colori, solamente quella tonalità fangosa che rendeva tutto uguale, spento e senza vita, gli impediva di distinguerne esattamente la manifattura.

Con passo lento e sempre cauto si approssimò a quella specie di scrigno gigante e lo stupore lo colse irruente, rilevandoci all’interno una figura di donna, distesa, e che pareva fosse conquistata da un sonno profondo. Che fosse la Principessa? Strano, però, dal momento che la Farfalla Blu tale particolare non glielo aveva riportato, all’inverso, dal suo racconto era venuto fuori che fosse prigioniera e null’altro.

Ad ogni modo non disponeva di ulteriore tempo, se ne sarebbe occupato in seguito, una volta distrutto il mostro. Frugò nel sacchetto per l’ultima dose di polvere gialla, ne era rimasta veramente poca, ma per giungere a destinazione gli sarebbe stata sufficiente. Si riavvolse col mantello e s’instradò su per le scale, per raggiungere il picco della torre, dimora del Cavaliere.

Tutto avvenne in un battito di ciglia, a tal punto che il Principe neanche se ne avvide. Arrivato di fronte alla ciclopica porta in legno massiccio tutta intarsiata di terrificanti simboli demoniaci, l’incantesimo d’invisibilità si spezzò e d’improvviso essa si spalancò, comparendone un mastodontico drago che gli sbarrò la strada emanando saette e fuoco dalle sue fauci.

D’istinto il Principe sfoderò la spada e, gettandosi a terra di schiena per scivolare sotto la pancia del drago lo infilzò sul torace, all’altezza del cuore. In un boato il drago esplose divenendo fumo e cenere che si espansero per tutta la stanza, allorquando il Principe, intuendo il trucco, afferrò con virulenta energia il sacchetto di polvere blu, rovesciandolo con un frenetico gesto per tutto il perimetro della stanza.

Apparve il Cavaliere che, non affatto contento di esser stato buggerato, agitò in alto le mani facendone comparire due sfere fiammeggianti da destinare al temerario intruso. Fece per scagliargliele contro, che il Principe afferrò il sacchetto di polvere rossa, e senza un pensiero decelerante infilò a tutta mano il pugno nel sacchetto per spargerla sul Cavaliere.

Polvere e sfere s’incontrarono, in una collisione deflagrata che alzò tutto intorno una nebbia di polvere e scintille, alcune delle quali raggiunsero il Cavaliere che nell’efferato impatto perse la capacità visiva. Urlò, ed urlò talmente forte che l’eco si udì perfino al di fuori delle mura.

Approfittando di questa momentanea infermità il Principe avanzò con energia verso il mostro oscuro e, impugnata una corpulenta dose di polvere rossa, con divellente violenza gliela gettò sulla testa che in un baluginìo si disintegrò.

Fu così che il Cavaliere divenne “Il Cavaliere Senza Testa”: il Male non può essere totalmente distrutto, e così anche il Cavaliere. Il suo corpo tramortito tremolò, senza più volontà si sentì perso ed inerme, ergo con uno scatto scivolò fuori da una delle monumentali finestre del palazzo, per scomparire oltre l’orizzonte. Un orizzonte giallo oro che aveva finalmente ripreso la sua vita ed il suo colore.

La battaglia era finita, il Principe era vittorioso.


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«Dèi del Cielo… non speravo sarebbe stato talmente semplice» si sollevò il Principe, ancora ghermito dall’affanno per la velocità con cui era avvenuto il tutto.

«Principe.»

A dir poco felicemente egli riconobbe la voce e si volse per cercare con gli occhi la Farfalla di nuovo blu.

«È tempo di salvare la Principessa.»

Adagio, alquanto stremato il Principe s’incamminò nella sua direzione, seguendola con la fiducia nel cuore allorché la Farfalla prese a volare davanti a lui per fargli strada.

Come supposto, la Principessa era nella stanza vuota che aveva pocanzi visitato, chiusa nello scrigno di cristallo, e lui poté comodamente distinguerla dall’armoniosa esplosione di colori tornata a vivere nel Regno. Si avvicinò al feretro, fu in procinto di aprirlo che la Farfalla, fermatasi dietro di lui lo richiamò.

«Aspettate, Principe.»

Egli si volse sorpreso, benché di fondo non sapesse minimamente come avrebbe potuto svegliare la Principessa, e facendosi cadere le braccia lungo i fianchi postulò: «Bisogna ricorrere ad un altro incantesimo per sciogliere il suo sopore?»

«All’incirca, ma non occorrerà l’intervento dei vostri Maghi» puntualizzò la Farfalla, ancora ferma in quel punto. «E in ciascun caso la Magia da sola non funzionerebbe.»

«Non comprendo.» Il Principe si fece confuso.

«Non riuscirete mai ad aprirla, non nel modo che intendete voi. E questo incantesimo del sonno è speciale, non si spezza con la fine della volontà del Cavaliere ma al contrario è il Cavaliere stesso che può scioglierlo. Il sortilegio è stato appositamente da lui creato per sopravvivere per sempre, affinché nessun abitante del Regno osasse ucciderlo.»

Il Principe osservò lo scrigno ed in effetti rilevò che non v’era alcuna serratura. «E allora, come possiamo liberarla?»

«Venite. Venite da me.»

Egli non obiettò e tranquillamente si fece avanti, senza sapere di un filo cosa lo attendesse. La Farfalla Blu parve sorridere, e allorquando il Principe le fu dinanzi gli disse: «Forse questa è la prova più dura, perché è necessario che voi abbiate fede.»

Il Principe non sapeva certo a cosa si riferisse, ragion per cui restò in attesa che essa proseguisse.

«Guardatemi, Principe, e ditemi cosa vedete.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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