Il Principe dell’Amore

Il Principe fu istruito a dovere sul da farsi e fu dotato di tre sacchetti di polvere magica. Una rossa, una gialla ed una blu. Quella gialla per renderlo invisibile, quella blu per rendere visibile il Cavaliere ancorandolo alla Terra in forma materiale e la rossa per combatterlo.

Certo è, che il Principe, abituato a combattere solo con la spada si ritrovò un po’ in forse, insicuro di riuscire nell’impresa. E, inoltre, si potevano contare sulle dita di una mano le volte in cui egli l’aveva sguainata per combattere o ancor meno per uccidere qualcuno. Ma quella voce era sempre più prorompente addirittura dirompente, e dové per forza di cose ascoltarla. Non poteva rifiutarsi, doveva andare a salvare il Regno della Farfalla.

La mattina all’alba, quando i primi lustri raggi di sole salivano su per la collina, il Principe montò in groppa al suo destriero e, salutando i suoi sudditi ed il padre piangente, si avviò per il lungo sentiero, affiancato dalla Farfalla Blu che gli avrebbe fatto da guida. Una bizzarra sintonia si era creata tra di loro, ma intensissima, come se fossero Anime Antiche che si conoscevano dai primordi del mondo.

Forse perché accomunati da uno stesso Destino, o perché compatti sul fronte per la difesa dei Sogni e dell’Amore, erano tuttavia diventati così affiatati che pareva quasi fossero Anime Gemelle, od una sola Anima… Il Principe era superbamente protettivo ed amorevole con lei, e lei dolcissima lo consolava ed incoraggiava coi suoi sussurri e carezze dalle sue setose ali. Al giorno d’oggi si potrebbe modernamente dire, un team vincente.

Giunto alla fine della foresta, il Principe scese dal cavallo e si avvolse completamente nel suo mantello sul quale era stata sparsa la polvere gialla. La Farfalla si era rifugiata nell’incavo del suo collo, sotto il suo orecchio per potergli bisbigliare il percorso più breve, e si apprestarono ad oltrepassare le fronde dei pantagruelici alberi che coprivano la visuale dell’ingresso del Regno.

Lo spettacolo fu orribile. Tutto il Regno era ricoperto da un’imponente cupola semitrasparente dal color del fango, un tetro scenario si muoveva all’interno di essa: Anime grigie che vagabondavano vitree e ricurve per le strade spoglie d’un più tenue colore, una sorta di cadaveri ambulanti che camminavano senza meta e senza un perché. Probabilmente erano coloro a cui era stata sottratta l’Anima, l’essenza della Vita.

Il Principe era sconcertato, ed in principio faticò a muovere un passo. La Farfalla si rese conto del suo turbamento e lo solleticò sul collo con un carezzevole battito d’ali.

«Non temete, Principe. Tutto questo finirà, grazie a voi.»

Egli si rianimò immantinente ed annuì, riprendendo il passo fino al sottile strato che delimitava la cupola, e vi entrò come fosse stata una bolla di sapone. La sensazione fu ancor più orrida della veduta.

Il Principe si sentì improvvisamente stanco, demotivato, come se lo avessero privato della stessa voglia di vivere. Si scosse violentemente per riaversi, nel congruo pensiero che fossero gli effetti del sortilegio e, conferendosi tanto animo e coraggio, immise un profondo respiro e, dopo aver percorso quelle infauste strade, s’inerpicò per l’irta salita che conduceva al castello.


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Inclinò lievemente il viso per domandare alla sua dolce Farfalla quale fosse il punto migliore per accedere nel castello, ma con gran stupore si accorse che non era più lì con lui. Pensò di dover tornare indietro per cercarla, un attimo di vorace panico lo attanagliò, nell’ipotesi che l’avessero catturata ma non v’era tempo, il sortilegio d’invisibilità non sarebbe durato ancora a lungo e, ad ogni buon conto, una volta riuscito nella sua impresa sarebbero stati tutti salvi, essa compresa. Lo sperava vivamente. Gli mancava terribilmente.

Raggiunto il vasto piazzale diede un solerte sguardo alle balconate, per assodare se esistesse eventualità di arrampicarsi fin lassù. Le porte erano praticamente serrate, impossibile varcarle, indi per cui doveva reperire un diverso sistema. Senza il supporto della Farfalla Blu non era granché semplice, non conosceva la disposizione del palazzo e rischiava ognora di diventare nuovamente visibile.

Si arrestò a riflettere, mentre il panico si elevava man mano a martoriarlo, non avendo alcuna idea di come procedere. Ed il perforante pensiero che un nonsoché di grave, o peggio di letale, fosse accaduto alla sua adorabile Farfalla non lo facilitava di certo.

Decise allora, prima che angoscia e trepidazione s’impossessassero integralmente di lui, di aggirare il castello per verificare se sussistesse un accesso secondario. Il castello era gigantesco, ed il suo agire non sarebbe stato sbrigativo, sennonché, svoltato il primo angolo, sulla facciata laterale individuò delle crepe sul muro che gli avrebbero concesso di scalarlo.

Con due rapidissimi balzi fu dentro, giusto in tempo perché non appena si sporse sul corridoio, l’incantesimo si ruppe. Fu un trauma, il vedersi senza colore ma s’impose di non lasciarsi suggestionare, rammentando le confortanti parole della Farfalla sulla potenza dei suoi sogni che lo avrebbe sovvenuto conferendogli forza e motivazione.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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