IL BOSCO DELLE FRAGOLE di Mariangela Antonioni

Fate e Fatine hanno il loro habitat, ci sono le Fate della Terra, dei Laghi, dei Fiori, e ci sono le Fate dei Boschi. Naturalmente la lista non finisce qui, esse sono quante sono gli elementi presenti in Natura, e quindi le loro “razze” pressappoco infinite.

Caratteristicamente, le Fate si suddividono secondo i Quattro Elementi della Natura: Acqua, Fuoco, Terra ed Aria.

Viene da sé, che, ad esempio, le Fate dei Boschi sono Fate della Terra, protettrici e curatrici del loro ambiente natale. Il bosco.

Camminare per boschi è una sensazione superlativa, senza pari, per chi è in grado di percepirne tutta l’evanescente Magia. Non solo per le creature che li abitano, magiche e non, ma anche per la presenza fortemente energetica degli alberi, nostri compagni da sempre, elargitori di esorbitante energia e benessere psicofisico.

Io vado spesso per boschi, a raccogliere fragole, fragoline selvatiche. Difficile trovarle, lo so, però conosco dei posti segreti dove poterle raccogliere. Ma sempre nel rispetto del loro habitat, nel rispetto della Natura e delle sue esigenze cicliche vitali.

Una lunga ricerca, certo, occorre per scovare tali luoghi, un po’ come per i cercatori di funghi. Grande fatica e chilometri, tempo e tanta pazienza impiegano, tant’è che di rado svelano i punti in cui essi sono più prolifici.

Ed anch’io, non li svelo, ma più che altro per promessa, per un tacito impegno che ho suggellato. Amo da morire i frutti selvatici, come more, lamponi, mirtilli, insomma, tutti i frutti di bosco. E qualcuno lo sapeva bene…

C’è chi, per comodità o pigrizia, li reperisce nei banchi dei supermercati, alcuni addirittura congelati, ma siamo sicuri che non siano coltivati in, come dire… cattività? Io non lo so, ma senza dubbio non hanno lo stesso sapore.

Ho un mio albero, da cui ogni volta che mi reco nel mio bosco preferito, passo sempre per rendergli visita, lo abbraccio, parlo un po’ con lui, una specie di rito propiziatorio prima di avviarmi per i sentieri boscosi e procedere con la raccolta. Ma non è stato lui a suggerirmi dove trovare le fragole… forse, e dico forse, ha messo una buona parola per me, con le Fatine che pullulano in quel bosco, di notte, quando tutto il mondo si ferma… gli lascio sempre un regalo, un qualcosa di me per ricordargli che sono sempre presente, sono sempre con lui e vicino a lui, anche se non sono fisicamente lì.

Qualcuno mi chiederebbe: «Ma sei una Strega?»

No no, sono una ragazza normale, ma tanto amante della Natura ed assai rispettosa di tutto ciò che fa parte di essa, animata ed inanimata. Ed è per questo che le Fatine mi hanno condotta, silenziosamente, verso quel luogo di beati colori e delizie. Non mi hanno parlato, non mi hanno invitata, non mi hanno detto assolutamente nulla. Io le ho seguite, niente di più. Ho avuto fiducia, e sono stata ripagata.


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In verità, la mia intenzione non era mai stata questa. La prima cosa era per me giovarmi del verde e degli incanti della foresta, ed anche quell’albero è stato trovato per caso… è stato Amore a prima vista. Si dice che sia il tuo albero a chiamarti, non puoi sceglierne uno a caso, tra tanti che ti capitano sottocchio, anche perché esso non ti comunque attrae, passa alla tua vista inosservato, e non senti alcuno stimolo di toccarlo.

Accadde una sera, al tramonto. Era da poco che io e l’albero avevamo fatto amicizia. Un Frassino, per l’esattezza. Ed è un albero molto amato e protetto dalle Fate.

Io non ne ero a conoscenza, non sapevo neanche che le Fate dei Boschi dimorassero proprio negli alberi, sopra o nei tronchi, e che l’energia sprigionata dal Frassino permette alle Fate il passaggio dal loro Regno al mondo degli umani. Lo seppi tempo dopo, quando cominciai a documentarmi.

Chissà, forse quella sera avevo ostruito il loro passaggio, assorbendo tutta l’energia e l’attenzione del mio nuovo amico, errore che non ho mai più ripetuto, perché sebbene mio amico non era soltanto “mio”… capite cosa intendo?

Comunque, per tornare alle Fatine, ero lì che assaporavo ogni più piccolo fruscìo. Seduta ai piedi del Frassino mi ero completamente distesa con la schiena sul suo tronco. Era estate, e quella fresca brezza boschiva del tardo pomeriggio era davvero rigenerante.

Per quanto in estasi, quasi non mi accorsi che stesse calando la notte, già le prime lucciole iniziavano a scintillare, o meglio… credevo fossero lucciole. Non ci feci granché caso, in quel frangente, dal momento che era altro di più importante a cui pensare. Dovevo rimettermi sulla via di casa, prima che scendesse notte fonda.

Raccolsi il libro che avevo portato con me e la mia borsetta, andare in giro con i documenti in tasca non è mai sbagliato, anche per una semplice passeggiata, e sgranchendomi i muscoli per riattivarli, mi preparai al ritorno.

Dopo aver lungamente abbracciato il Frassino per salutarlo ed assorbirne un’ultima dose di positiva energia, pressappoco saltellante m’incamminai per il sentiero di ritorno, ero stranamente felice, cioè, senza particolare motivo, e questa convinzione l’ho successivamente sradicata… non ci dev’essere motivo per essere felici, già vivendo, esistendo, si dovrebbe esserlo. È uno stato mentale, un’oasi del cuore… ed essere felici a priori non può che giovare allo spirito, renderci tutto più bello e facile da affrontare.

 Dunque… camminando camminando, senza fretta perché volevo godermi appieno gli ultimi istanti del bosco, respirando aria squisita e pulita, mi ritrovai ad un certo momento in una zona del bosco mai visitata prima d’ora.

Già, mi ero distratta, e abbondantemente, ma non ebbi paura, non so il perché, eppure non salì ad aggredirmi la minima sensazione di panico. La pace nel cuore che sentivo era sufficiente per non agitarmi e fare il punto della situazione, con lucidità e con l’utilizzo pieno delle mie facoltà mentali.

Pensa che ti pensa, non riuscivo però a ricordare come ci fossi finita, la strada che avevo percorso per arrivarci. Ma non mi abbattei. Guardai in alto per inquadrare perlomeno la posizione del sole, se mi stavo allontanando od avvicinando al punto da cui entravo solitamente nel bosco, ma era oramai troppo basso e non se ne scorgeva l’esatta posizione, solo una rosacea luce espansa che fuoriusciva al di là delle montagne.

«Uffa…» sbuffai, e mi accasciai borbottante a terra, a gambe incrociate, con il libro e la borsa tra di esse.

Un paio d’insulti me li concessi… per la mia superficialità, ma, a quell’altezza visiva, che in piedi non avrei affatto notato in quanto la visuale coperta da cespugli molto grandi che facevano da schermo, intravidi dei cespugli più piccoli, da cui spuntavano graziosissimi puntini rossi, come dei campanellini.

A prima vista pensai a qualche bacca selvatica, ma, essendo tanta la curiosità, mi avvicinai al cespuglio ed accertai che si trattava di fragoline selvatiche.

E lì accanto rividi il banco di lucciole, quelle che, inconsapevolmente, avevo seguito. Me ne resi sconto solo in quel momento. Che le avevo seguite. E non erano lucciole, perché le osservai attentamente e non avevano la conformazione tipica di un insetto. Erano luci. Erano Fate. Forse le Fate delle Fragole…

Così ho pensato, potrei aver sbagliato, chi lo può dire… rimane comunque il fatto che per uscire da quella porzione segreta del bosco le ho seguite di nuovo, ed in quattro e quattr’otto mi sono ritrovata all’uscita del bosco. Memorizzando bene la strada, questa volta!

Ora, quando ritorno nel bosco, non soltanto lascio regali al mio amico albero, ma anche alle mie nuove amiche Fate. Sono molto ghiotte di dolci e, vicino ai cespugli di fragoline, dopo averle raccolte (e non tutte) lascio sempre una crostata di fragoline di bosco, fatta con le mie mani e con ingredienti del tutto naturali.

La Natura vuole Natura, e mai oserei incrinarne l’equilibrio… deluderne i desideri, rovinarne tutta la preziosa Magia.


© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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