GNOMETTO MUSCHIO E LA LUMACA di Agnese Stagnoli

Pioveva fitto fitto. Se ne stava tutto raccolto sotto il cappello di un fungo, Muschio, un piccolo Gnomo che aveva perso la strada.

Era maggio, non faceva freddo freddo, ma la pioggia aveva portato tanta umidità e lui quel giorno aveva dimenticato di mettersi il golfino. E sì, che la mamma glielo aveva raccomandato prima di uscire, ma lui aveva visto una farfalla dai mille colori e si era lanciato a capofitto per rincorrerla nel bosco. E si era perso.

Ora aveva freddo e fame, pure il cappello di lenci aveva perso. Si strinse nelle spalle e rabbrividì. Il fungo poco lo riparava, e lui aveva paura del buio e dei rumori che provenivano dalla foresta.

Smise di piovere e il cielo si rasserenò, spuntarono le stelle e la Luna fece capolino dietro ad una nuvola ritardataria. Il piccolo Gnomo alzò gli occhi al cielo, una scia luminosa attraversò la notte e lui, pieno di spavento e meraviglia gridò: «Oooh!»

«Chi grida in questa notte?» domandò una voce dal tono alquanto cavernoso.

Da sotto una ginestra sbucò una grossa lumaca, che non ricevendo risposta iniziò ad avanzare in direzione del fungo: voleva mangiarne un pochetto, giusto per variare l’alimentazione, era stufa di mangiare la solita erba che le riproponeva sempre lo stesso sapore.

Muschio, assalito dal timore cercò di farsi ancora più piccolo di quello che era. Chissà se quell’animale mangiava pure i piccoli Gnomi…

Alla luce della Luna, si vedeva la luminescente scia di bava che la lumaca lasciava dietro di sé. Il piccolo Gnomo guardava quella scia e si chiedeva che magia fosse mai quella.

Giunta vicino al temporaneo rifugio dello Gnomo, la lumaca si accorse di Muschio, mosse le lunghe corna da cui sporgevano i suoi occhi per studiarne la fisionomia e dopo pochi istanti le ritirò, rinchiudendosi prestamente nel suo guscio: anche lei aveva timore di quel minuscolo essere che gli ricordava l’Uomo suo nemico.

Muschio osservava quel guscio e si faceva mille domande: che razza di animale era? Cos’era quella scia che lasciava al suo passaggio? E perché si era ritirata? Aveva forse paura di lui?

Porsi quelle domande, gli aveva fatto comunque dimenticare la paura per un attimo. Tese la manina verso il guscio e delicatamente lo capovolse, per capire dove fosse finito il suo abitante.


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«Chi sei?» chiese incuriosito.

Dall’interno, fuoriuscì una voce seccata: «Sono una lumaca! Tu chi sei piuttosto, e che fai qui?»

«Mi chiamo Muschio, sono uno gnometto e mi sono perso rincorrendo una bella farfalla colorata!» Il ricordare la mamma e la sua casa gli mise le lacrime agli occhi, che cercò di asciugare col dorso della mano.

La lumaca captò la tristezza e la paura nelle parole del piccolo Gnomo, perciò lentamente uscì dal suo guscio. Si allungò verso di lui e con la sua lunga lingua gli fece una carezza per confortarlo, lasciando sul viso del piccolo un poco di bava.

«Coraggio, non avere paura, ti farò compagnia e insieme passeremo la notte. Lasciami però dare un morso al tuo fungo che ho fame!» Così dicendo si protese verso il gambo del fungo, diede un piccolo morso, lo masticò a lungo, quindi si mise accanto a Muschio che nel frattempo aveva radunato delle foglie secche per farsi un giaciglio per la notte, e si strinsero per riscaldarsi a vicenda. Era nata un’amicizia dal niente, ma era meravigliosa… 

«Mamma mi raccontava sempre una favola, prima di dormire, tu ne sai raccontare?» Nella voce del piccolo Gnomo, la mancanza della mamma traspariva tutta.

La lumaca non sapeva che dire, la sua voce salì commossa dal suo cuore: «Non so raccontare favole, mio dolce tesoro, ma non trovi che sia già una splendida favola il nostro incontro e la nostra amicizia? Chiudi gli occhi e prova a sognare la tua casa e la tua mamma. Ti voglio bene, piccolo, è la sola cosa che mi viene da dirti.»

«Come ti chiami?» chiese lo Gnomo. «Voglio potermi ricordare sempre di te.»

«Non ho nome, nessuno me ne ha dato uno mai.»

«Ti chiamerò Speranza» decise convinto Muschio.

«Mi piace! Grazie, Muschio.» Baciò il piccolo Gnomo e si ritirò nel suo guscio per nascondere la sua commozione.

Muschio si rilassò, chiuse gli occhietti e sognò tutto il suo mondo incantato. L’alba sarebbe giunta presto ed era sicuro che la mamma lo stesse cercando e lo avrebbe trovato. Nel sogno la vide, e gli sembrò di essere tra le sue braccia.

Il cielo si era riempito di stelle, e la Luna materna, guardava la nuova amicizia dormire serena.


© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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