GLI AMICI DEL BOSCO DEL DRAGO VIOLA di Silvia Gennaro

C’era una volta una casetta tutta colorata di azzurro, giallo e rosa. Le porte erano color biscotto e i balconi color acquamarina. Era circondata da alberi verdissimi, roseti di tutti i colori, c’erano un pozzo di mattoni e una giostrina rossa. Tutti la chiamavano “Casa Diperdì”.

I padroni di Casa Diperdì erano due nonnetti, nonna Lia e nonno Lio. Spesso venivano a far visita ai nonni i due nipotini, Ara e Giogiò.

Giogiò, un bambino coraggioso e un po’ birichino, aveva gli occhi verdi della mamma e i capelli color del sole che gli ricadevano sempre sulla fronte, un viso furbetto e una sconfinata passione per il giardino dei nonni. Era sempre vestito di blu e, quando veniva dai nonni, portava con sé i suoi stivaletti rossi.

Ara era la sorellina più piccola di Giogiò, era un bimba minuta, intelligente e furba quanto il fratello, con la pelle rosa come i petali di un tenue tulipano, i capelli dorati, e gli occhi color nocciola come il suo papà. Le piaceva portare vestitini bianchi col bordo di pizzo, le sue scarpine rosa preferite e, quando era dai nonni, i suoi stivaletti gialli.

Un giorno d’estate nonna Lia stava accuratamente sistemando le rose del giardino di Casa Diperdì, che d’un tratto vide spuntare da dietro il pozzo un musino verde.

«Chico, fermati!» urlò nonna Lia al suo cagnolino. «Nonno Lio! Nonno Lio, vieni, presto! Guarda cosa ha trovato il nostro Chico!» Si trattava di una tartarughina.

Nonno Lio arrivò di corsa e, avvistando la tartarughina, la prese delicato tra le sue mani. La povera creaturina aveva il terrore dipinto sul faccino, chissà che paura aveva avuto del cane e chissà com’era arrivata lì…

Proprio mentre nonna Lia stava preparando la lattuga per la nuova ospite di Casa Diperdì, arrivarono Ara e Giogiò.

Giogiò si entusiasmò. «Oh! Guarda, Ara! È una piccola tartaruga! Posso prenderla in braccio, nonna?»

«Certo, ma fai piano» acconsentì dolcemente nonna Lia.


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Ara si avvicinò alla creaturina e la rimirò con fare scettico. Non le sembrava poi così bella, per cui fece una smorfia e schiamazzò: «Ma è tutta rugosa!»

Allora nonno Lio affermò: «Guardala bene, Ara. Vedi? Ha gli occhi dolci e delle zampette buffe buffe, non trovi che sia tanto carina?»

«Ah, è vero!» ammise Ara sorridendo. «Ora mi piace già di più, nonno.»

Mentre nonno Lio preparava il tè e nonna Lia sfornava la torta alle ciliegie, i due fratellini riportarono la tartaruga in giardino, ma questa iniziò a camminare piuttosto velocemente.

«Dove vorrà andare? Un momento… le tartarughe non corrono!» si stupì Giogiò sgranando gli occhi.

I due fratellini la rincorsero fino al pozzo in mezzo al giardino. Una volta giunti lì, la tartarughina fece loro segno di chinarsi: «Venite con me!»

Giogiò rimase a bocca aperta, mentre Ara si decise a seguire l’insolita tartarughina.

«Ara, aspettami!» la chiamò Giogiò, e si ritrovarono così in un bosco fitto fitto.

«Ehi… ma non siamo più nel giardino di Casa Diperdì!» si avvide Ara guardandosi perplessa attorno.

«No, ma non capisco dove…» Giogiò si preoccupò un tantino.

«Siamo nel Bosco del Drago Viola, bambini cari, state tranquilli, è un posto sicuro» li rassicurò la tartaruga, ma non appena distinse l’espressione attonita dei fratellini si affrettò a proseguire con la spiegazione: «Oh, scusate, tesori miei, non mi sono presentato.»

E, facendo un inchino si presentò: «Io sono Haywood e sono il fungaiolo del Regno di Cecè. Al vostro servizio! Sono venuto nel giardino di Casa Diperdì perché sapevo di trovare voi. Vi rincorrete sempre nel giardino dei vostri nonni e a volte io vi vedo, sapete? Purtroppo, questo pomeriggio girovagavo per il Bosco del Drago Viola con la mia amica Mya, però di colpo non l’ho più vista… Mi aiutereste a cercarla?»

Giogiò e Ara si erano fatti alquanto pensierosi, così Ara dichiarò: «Volentieri, ma noi non conosciamo questo posto, non ci siamo mai stati.»

«Lo so» annuì Haywood «ma mi occorrono due bambini come voi per cercarla al di fuori del Bosco del Drago Viola, giacché nel nostro mondo i bimbi sono portatori della Luce e possono fare cose che noi non possiamo. Se mi aiuterete a cercare Mya, sono sicuro che insieme la ritroveremo. Ho guardato dappertutto ma non la trovo, è svanita proprio nel punto in cui siamo arrivati noi, il pozzo che conduce negli altri mondi magici, perciò ho paura sia fuori chissà dove… ahimè!»

«Povera Mya!» si dispiacque Ara portandosi una manina sulla guancia.

Giogiò si diede animo ed accettò la missione. «Allora, piccolo Haywood, da dove vuoi che cominciamo?»

«Grazie, ragazzo mio, ma vedo che si è fatto troppo tardi per iniziare la ricerca, credo che sarà una cosa lunga… è meglio se adesso ritorniate dai nonni altrimenti saranno in pensiero. Ci vediamo al pozzo domani mattina, quando i raggi del sole toccheranno le rose di nonna Lia. Chiudete gli occhietti e… grazie, grazieee.» Così dicendo, Haywood salutò i suoi nuovi amici con un altro inchino.

Allorché riaprirono gli occhi, Giogiò e Ara erano nuovamente in giardino.

«Ma dove siete stati, piccoli?» gridò nonno Lio con tono impensierito. «È ora di fare merenda, mamma e papà saranno qui tra poco.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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