GIULIA E L’INCANTESIMO DEL PAESE TUTTOMAGICO di Giovanni Saia

La porta d’improvviso si aprì e una guardia le si avvicinò con un secchio pieno di un liquido, glielo rovesciò addosso bagnandola tutta e stridé: «Con questa sostanza magica preparata dalla nostra padrona, adesso potrai essere vista dal Drago. Tra poco ti farà visita e ti mangerà! Daremo fuoco a questa cella e tu sarai obbligata ad uscire sul terrazzo, dove lui ti aspetterà molto affamato, ah ah ah!»

Le guardie uscirono e, subito dopo, la porta si spalancò e vennero buttati dentro dei covoni di paglia, una freccia incendiaria li centrò in pieno ed essi presero fuoco. L’aria era irrespirabile e Giulia fu costretta ad uscire all’aperto. Davanti a lei il Drago.

Non le rimaneva che usare per la seconda ed ultima volta il fischietto. Così fece e Marvin comparve con queste parole: «Appena il Drago aprirà la bocca per incenerirti dovrai lanciargli in gola questo sassolino, e poi allontanati il più possibile da lui. Ma prendi bene la mira perché, se dovessi sbagliare, non avrai altre possibilità.» Un attimo dopo non c’era più.

La mastodontica bestia si avvicinò muovendo le sue corpulente zampe e, giunta molto vicino, spalancò le fauci per colpirla con le sue vulcaniche fiamme. La bimba immise un buon respiro per incoraggiarsi e gettò il sassolino senza sbagliare il colpo e, senza voltarsi, si distanziò di tutta fretta dal mostro.

Il Drago letteralmente esplose in un vortice di fiamme, cadendo morto all’istante ed uccidendo anche tutti i servi della Strega che erano accorsi ad assistere allo spettacolo. Nel momento in cui fu tutto finito, Giulia si accostò a quello che era rimasto del bestione e ne prelevò alcuni lembi di pelle, inserendoli nell’amuleto di osso che le era stato consegnato da Lionel.

Corse a precipizio verso la torre proprio mentre la Strega stava ascoltando l’unico servitore rimasto che le stava giurando, per paura di essere trasformato in maiale, di aver visto con i suoi occhi il Drago che mangiava la bimba. La perfida megera gli ordinò allora di andare a prendere la vecchia e di portargliela dinanzi ma, appena il servitore eseguì il compito affidatogli, fu trasformato in maiale e aggiunto ancora vivo nel pentolone ormai bollente.

«Povero idiota» grugnì la Strega. «Non era a conoscenza che quando si fanno gli impasti magici nessuno dev’essere presente.» E successivamente, rivolta alla prigioniera stornellò: «Ora con i miei poteri magici ti solleverò da terra e ti farò cadere nel pentolone ed io avrò la vita eterna, ah ah ah!»

Dal fondo della sala si udì distintamente una voce trillante: «Io penso che non ce la farai!»

A questo avvertimento la Strega si girò interdetta, sbraitando come un’ossessa: «Chi osa sfidarmi!»

Scorse Giulia che, senza paura, le camminava incontro. In bocca stava masticando la poltiglia di fiori rossi.


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Prontamente la Strega afferrò la bacchetta e, pronunciando una formula magica, scagliò un fulmine potentissimo sulla bimba, tuttavia esso rimbalzò sul suo corpo ritornando sfrecciante al mittente. La brutta Strega morì sul colpo, permettendo così a Giulia di riabbracciare la sua nonnina con tanto affetto.

Una grande festa si tenne a TUTTOMAGICO. Finalmente l’incantesimo malefico si era sciolto ed ogni abitante poteva gioire. Giulia fu nominata eroina nazionale, e tanti pianti di commozione vi furono allorché fu concesso a lei e alla nonna di rientrare nel loro mondo.

Lionel le accompagnò fino alla palude dove si trovava la sua abitazione, entrarono nell’albero e scesero i gradini per accedere alla stanza segreta delle radici. Qui, vi era una porta magica per attraversare i diversi mondi.

Lionel le diede un ultimo abbraccio e una raccomandazione: «Salutami il mio amico Marvin e digli che si faccia vedere più spesso.» Declamò la formula magica e il portone si aprì, bimba e nonnina lo oltrepassarono e lo stesso si richiuse alle loro spalle. Dopo un breve istante, si ritrovarono davanti all’uscio della loro casa.

Erano trascorsi già due giorni che papà Christian e mamma Letizia non avevano più notizie della loro figlia adorata e di sua nonna. La disperazione era totale.

Ma, quella sera, udirono bussare alla porta e le videro entrambe sane e salve. Esse raccontarono per filo e per segno quello che era successo, mentre i genitori ascoltavano increduli. Però, tutto è bene quel che finisce bene, e la vita riprese a scorrere come una volta.

Per prima cosa gettarono nel caminetto quel libro magico, poi, come tutte le sere, la sera seguente nonna Lucia salì in camera per raccontare una fiaba alla sua tenera nipotina.

«Te lo avevo detto, cara Giulia, che le fiabe vecchie sono sempre le migliori. Senti questa, s’intitola “Cenerentola”: C’era una volta un gran signore, la cui moglie si ammalò e morì, e quando sentì che si avvicinava anche la sua ora, chiamò a sé la sua unica figlia e le disse: Mia cara bambina, mantieniti sempre pia e buona, e vedrai che il buon Dio ti proteggerà. Io, dal canto mio, veglierò su di te dal cielo, e ti resterò per sempre vicino…»


© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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