GIULIA E L’INCANTESIMO DEL PAESE TUTTOMAGICO di Giovanni Saia

La mattina seguente, prima di entrare a scuola Giulia gli spiegò l’accaduto, mentre l’amico la stava ad ascoltare preoccupato. Lui le chiese il titolo del libro e, dopo aver appurato con certezza di cosa si trattasse dichiarò: «Cara Giulia, il guaio è grosso. Se ciò che mi hai raccontato è vero, tua nonna è in serio pericolo! Quella formula è potentissima e so che, chi la pronuncia due volte di seguito, viene trasportato in un mondo popolato da Streghe potenti e malvagie. Tua nonna rischia di morire se non riusciremo a riportarla nel nostro mondo.»

Dagli occhioni della piccola sgorgarono copiosi lacrimoni trattenuti a stento.

«Io posso fare ben poco per aiutarti, dovrai fare da sola. Te la senti?» Marvin la guardava apprensivo ma fiducioso.

Quasi singhiozzante, la bimba annuì.

«Allora corri a casa e portami il libro. Vai, presto!» la sollecitò il bimbo. Giulia corse a perdifiato e dopo neanche mezz’ora era già di ritorno.

«Perfetto, ora stammi bene a sentire: dovrai ripetere due volte di seguito la stessa formula detta da tua nonna e ti ritroverai nel Paese di TUTTOMAGICO. Cerca Lionel e digli che ti mando io, lui ti spiegherà cosa dovrai fare ma stai attenta, i pericoli sono tanti perché è un posto sottomesso agli incantesimi della Strega, soprattutto appena scende il buio perché succedono delle brutte cose. Ti lascio questo fischietto per chiamarmi, però lo puoi usare soltanto due volte» le illustrò Marvin tendendole l’oggetto. «Ogni volta che lo adopererai io apparirò per un minuto e poi sparirò, pertanto devi fare in modo di usarlo solo in caso di assoluta necessità. Infatti, se dopo il secondo fischio non riuscirai a liberare tua nonna, sarai condannata a rimanere laggiù per sempre.»

«Forza, mia amica eroina, vai a salvarla» la incitò infine, e Giulia si fece forza, pronunciando per due volte ad alta voce: «CADO MADO E LUCO.»

Dapprima un buio totale, poi, riaperti gli occhi, una vista fantastica: una casa viaggiante e sbuffante che era anche in grado di parlare. Dalla sua curiosa bocca uscirono queste parole: «Ciao, Giulia, benvenuta. Una vocina mi suggerisce che stai cercando il Paese, e allora seguimi e lo troverai.» E cominciò a saltellare in direzione delle maestose montagne.

Passato qualche momento, il luogo finalmente apparve all’orizzonte: era arrivata davanti al Paese di TUTTOMAGICO!

Si vedevano tante case abbarbicate su un monte con in cima una torre gigantesca, probabilmente la casa della Strega. Il silenzio era pressoché assoluto tranne una voce lontana che implorava aiuto, e a Giulia parve di riconoscere la voce della sua amata nonnina rinchiusa chissà dove.


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Senza esitare oltre, si avviò verso l’ingresso in cerca di Lionel. Varcato il portone principale e incamminatasi per raggiungere l’interno, si accorse istantaneamente di essere capitata in un mondo assai stravagante. Ai lati della strada c’erano tante piantine con frutti di cioccolato buonissimo, e gli orologi appesi agli alberi avevano le lancette che si muovevano all’incontrario. Una vecchina sorridente le regalò un bottone magico e le disse di nasconderlo nella mano, la bimba obbedì ed esso si trasformò in uno splendido fiore. Ma le sorprese non finirono qui, infatti incontrò anche un curioso essere dotato di cinque mani e tre gambe, che con le mani faceva roteare ben dieci palle colorate simultaneamente, e con un piede palleggiava come i più bravi calciatori che si fossero mai visti.

Mentre Giulia si era fermata estasiata a guardarlo, si sentì chiamare da un’animale simile alle nostre giraffe, il quale afferrò una palla che era sfuggita all’essere di prima e la lanciò tanto in alto, che la stessa sparì nel cielo e nessuno poté più vederla. All’istante, però, il collo dell’animale si allungò fino a scomparire tra le nuvole, ritornando subito dopo ad accorciarsi per posare la palla ai piedi della bimba incredula. Non ci fu neanche il tempo di stupirsi perché un frastuono, dapprima lontano e poi sempre più vicino, annunciava la banda del Paese.

Quando apparve, fu come assistere ad una di quelle cose che difficilmente, se raccontate, avrebbero avuto la pur minima possibilità di essere credute reali: un rinoceronte fungeva da capobanda muovendosi a passo di musica, tante farfalle coloratissime formavano in cielo le note musicali, un leone a cinque zampe si occupava dei tamburi, e gli altri strumenti venivano suonati sia da scimmie, agghindate con ghirlande di fiori hawaiani, sia da una piovra ingioiellata che con i suoi tentacoli era capace di suonare le trombe insieme ad organetti vari. La musica era trascinante e tutti ballavano, però Giulia si scosse per ricordarsi la ragione del suo viaggio: il suo compito era di salvare la sua adorata nonnina.

“Per prima cosa devo trovare Lionel.” Chiese indicazioni ad un buffo signore vestito come Arlecchino, e questi le spiegò che doveva recarsi alla vecchia palude, perché era lì che Lionel viveva.

«Segui le indicazioni dei cartelli lungo la strada e la troverai.»

Poco fuori dal portone dell’ingresso principale, Giulia trovò subito la stradina giusta. Trascorso qualche minuto arrivò in un punto della vasta palude da dove, attraversando un ponte di legno sospeso sull’acqua, si approdava alla casa di Lionel, scavata dentro un imponente albero.

Sul portone di casa emergeva una scritta: Se mi cerchi, basta che urli il mio nome.

La bimba allora iniziò a gridare: «Lionel, Lionel!»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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