CUORE DI NINFA di Christine Kaminski

Lo Gnomo abitava lontano, lontano da quella foresta e da quel tintinnante ruscello, ma gli Gnomi si sa, corrono molto velocemente, molto più di una lepre, ed essendo Spiriti della Terra hanno la capacità di infiltrarsi dappertutto, nel sottosuolo, sotto le montagne, e proprio sotto le montagne e colline e i prati aveva scavato un cunicolo, il quale attraversava l’intera isola fino alla foresta, centro di culto di tutte le creature che abitavano quella Terra Magica, ma per lui era molto più di questo… era il centro del suo sogno, la dimora del suo Amore.

E correva, appena poteva, correva sempre per poter vedere almeno un istante, la sua Ninfa… oppure la vedeva tra la nebbia, quel fumo bianco e puro, denso di luce, nel quale la sua Ninfa gli compariva, in ogni dove, in ogni luogo in cui fosse egli agitava la sua bacchetta magica ed appariva lei. Una volta intenta a danzare, una volta a cantare, a sognare… sulle sponde del gaio ruscelletto. Ed il suo Amore cresceva. Lento, inesorabile…

Chissà da quanto tempo lo Gnomo la amava, chissà quanto tempo aveva atteso per offrirle quel dono… chissà, se la Ninfa lo avrebbe più rivisto…

Trascorsero i mesi, ed il ricordo dello Gnomo diventava via via più sbiadito, nella mente della Ninfa.

Lo Gnomo era letteralmente svanito, e la vita della bella Ninfa aveva ripreso ad incedere, come d’abitudine, sempre tra letizia e sorrisi.

Un bel dì, quando l’inverno aveva già regalato i suoi bei candidi e purificatori fiocchi di neve, si diede il via alla preparazione della prossima festa, il Solstizio d’Inverno. Inverno od Estate che fosse, il calore non mutava… l’energia e la dedizione, la gran voglia del Piccolo Popolo era sempre splendente, traboccante di gioia e di scintillanti colori.

Altra festa dedicata alla Grande Madre Terra, nella notte del Solstizio si celebra la nascita del Dio Sole, figlio della Grande Madre e della Promessa, la rinascita della Luce, per cui particolare attenzione si prestava alla ricorrenza, tutto doveva essere perfetto.

Gli Spiriti della Terra e dei Boschi offrivano l’ultimo contributo, dacché, una volta trionfata l’oscurità del periodo più buio dell’anno, avrebbero dovuto ritirarsi a lungo riposo, per poi riprendere solerte il lavoro agli albori primaverili, restituendo nuovi boccioli di vita alla Terra.

Lo Gnomo, che durante quei mesi si era ritirato a vita ancor più solitaria, sentiva l’ansia volteggiare. Rivedere la sua Ninfa… e poterle rivolgere l’ultima parola, prima del ritorno della Primavera, un qualcosa che aveva atteso con grande fervore ma con sincrona inquietudine. Era l’occasione adatta per confessarle il suo Amore, aveva deciso.

Sicché, giunta la grande sera, raccolse pieno il suo coraggio e si apprestò a partire, sempre rapido ed operoso lungo l’intricata galleria che lo conduceva alla luce, la sua luce… la sua Ninfa.


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Le celebrazioni erano già state avviate, un tripudio di musiche e di balli sfrenati inondava la foresta tutta. Festa solare, sovvenuta dal fuoco sacro che emergeva al centro come il Sole che accende e ravviva tutte le creature, al centro dell’Universo, aveva pervaso di energia e di gaiezza l’intera compagnia.

La Ninfa era splendida, oltre ogni dire… e lo Gnomo ne rimase a dir nulla folgorato. Il coraggio scemò, lo stimolo disparve, ed il timore di perderla ebbe più forza di qualsivoglia sentimento d’Amore.

Sarebbe stata la fine, la fine del Tutto. Un “no”, od un artefatto rifiuto, bastava un semplice sguardo di diniego e sarebbe crollato. Lui, le sue speranze, il suo sogno vitale. E non vedeva più altro, nel suo domani.

Ma, meraviglia delle meraviglie, fu proprio lei, la Ninfa, a farsi avanti appena lo notò ai piedi di un albero, come sempre appartato e con il capo chino e tormentato.

«Benvenuto, mio caro amico» gli disse, e lo Gnomo non credeva di aver udito codeste parole.

Ma, in maggior misura, non aveva aspettato di vederle quell’abbagliante luce negli occhi, talmente serena e spensierata, lui la riconosceva… riconosceva l’oscurato ed il nascosto, e quella luce era pura, limpida, non nascondeva nulla dietro di essa. Ogni più piccolo residuo di afflizione, era sparito.

La Ninfa, inaspettatamente, gli tese adagio la mano, a pugno chiuso. Lo Gnomo ne fu poco poco interdetto, certo non capiva, quando, dalle dita non serrate di quel pugno, vide filtrare perlucenti riverberi cristallini.

E lo riconobbe. Era il quarzo rosa che le aveva donato quella sera, la sera dell’Equinozio.

«Credo che ora serva più a te, che a me» gli spiegò la Ninfa, con un così dolce sorriso che lo Gnomo si sciolse tutto, da capo a piedi.

E via le paure, via le tribolazioni ed i tormenti, lo Gnomo si liberò da quella malefica zavorra e di getto declamò: «È il mio Amore per voi, delicata Ninfa delle acque struggenti. È per voi, che il mio cuore è in pena.»

La Ninfa stette in posa silenziosa, non voleva ferire il suo delicato cuore, era consapevole che adoperando errate parole lo avrebbe minato nella sua ammirata parte ardimentosa, fuor di dubbio tirata allo scoperto a gran fatica.

«Non essere in pena per me, tenero Spirito della Terra che mi è Madre e tanto adorata. Io sono al pari della tua stirpe, sembianze dissimili, ma sono fiera di poter essere accomunata con le tue qualità, proprie del nostro sensibile mondo. Siamo uguali, io e te, e non devi avere alcun timore se il riflesso del tuo specchio è poco clemente con quanto desideri. Amore è Amore, non ha specchi e non ha trame, non tesse fili di superficialità e nemmeno guarda le dimensioni della tua mano. Sono le mani del cuore a dire Amore, e le tue sono immense.»

E con un candido, mirifico sorriso ella coronò: «Io sarò qui, quando lo vorrai.»

E lo Gnomo capì. Capì che l’empio ostacolo non dimorava nella sua natura, nel suo aspetto o nei suoi limiti, bensì nella sua mente. Capì e sorrise.

Un lieve inchino lo accomiatò, ed assai serenamente si allontanò dalla Ninfa. Sarebbe tornato il giorno in cui sarebbe stato pronto. Lui, doveva essere pronto.

Distrutte le barriere, superate le inutili fragilità del suo cuore, sarebbe potuto tornare a lei, libero, senza catene e senza paure, e lì si sarebbe visto, davvero, se il loro poteva dirsi Amore.


© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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