Chrysallis

Ed è successo, questa cosa strana, indefinibile, quest’uomo strano, indefinibile… tutto è ancora indefinibile. Qualcosa però, è ben definito. Quello che vedete, quello che sono perché sì, quello che vedete è quello che sono, senza artifizi o arzigogoli, così, a volte bambina, a volte eccessivamente donna, a volte bizzarra, folle o saggia, eterea, una specie di guru… ma la spinta? E il potenziale… talvolta mi soffermo e penso, che lui abbia amato in me, proprio questo potenziale. Mi ha amata da subito, non per quel che saltava agli occhi, bensì per quello in cui mi sarei trasformata, quello che attendeva di fiorire, che sarebbe fiorito, grazie al suo amore… per quel che sono in realtà, per il mio ritorno. Un santone, un guru vero? Un mago… forse sì, un preveggente sicuramente lungimirante, che ha atteso per anni, tra una sparizione e l’altra, tra un volo e l’altro… e dunque mi dico… anzi mi chiedo, «Sono davvero così speciale?» Certo che per ciò che ho tirato fuori, chiunque – sano di mente – se la sarebbe data a gambe pure se si fosse trattato di inerpicarsi su una montagna alta duemila metri, seppur unica via d’uscita, ma l’avrebbe scalata. Col rischio di precipitare giù. Ma d’altronde anche lui è un pazzo, così come lo sono io. Follia del sognatore…

Dico la verità. A un dato momento, qualcosa si è acceso. Quando il tutto era andato a rotoli e di più, questa specie di illuminazione, ma non tardiva, fortunatamente… mi sono detta, «Questa è la mia occasione.» Salti giù? O vuoi affondare del tutto… dire che lo abbia fatto per un uomo, per una relazione d’amore, stupirebbe forse, o magari mi sminuirebbe… se non credete a Platone. Perché, non l’ho fatto per lui, o per me stessa, o per Noi… l’ho fatto perché era giusto, perché era il momento.

Però questo l’ho pensato: «Devo farlo, io non voglio perderlo.» Lui è la spinta. L’unica, spinta. Non ce ne sono state altre, non ce ne sono stati altri, mai prima di lui… Ho ritrovato la verità, la verità del preconcetto. Grazie a lui. Lui lo chiama sogno, sicuramente più poetico… Il poeta del sogno. Mi chiamava farfalla, mi vedeva già farfalla… ed ero soltanto un bruco… carino, ma sempre un bruco. E dunque come non credere, o sentire, sulla mia pelle, incisivamente… potentemente, che lui sia la metà di me? Se ho trovato la pace, se sono finalmente sazia? Cambia, cambia tutto perché sono cambiata, Dio se sono cambiata.

E non ci credevo, non ho mai creduto che si potesse cambiare. Il fallace preconcetto. Del tondo che non può diventare quadrato. Ergo mi sono messa in cerca di un’attenuante, una spiegazione tipicamente logica che esalta l’ego ed esilia la mia quintessenza, e come di regola è stato raggiunto un compromesso. Mi sono evoluta, democratica conclusione. Va bene, lo accetto, sapete tra moglie e marito… ma io non sono più quella di ieri. Oppure dormivo, semplicemente. E come in una favola, con un bacio lui mi ha risvegliata. Ma io non sono più quella che hai conosciuto, o quella che io, ho conosciuto. Questa è una realtà. Questa è la verità. E sono guarita… ho rivoluzionato anche la più infinitesima parte, di me. E in meglio. Ho trasformato ogni mia mancanza in ironia, ogni mio difetto in allegria, ogni amarezza in luce raggiante, ogni presenza in dono divino… la vera trasmutazione alchemica.

Ora non ho più timore di mettermi a nudo. Del giudizio, della maldicenza. Voglio essere sempre nuda, di fronte a te, di fronte a tutti, a me stessa. Neanche mia madre mi riconosce, e vi ho detto tutto. Indubbio è, che se avessi sbagliato quel bivio, un microscopico attimo che al presente vedo gigantesco, infinito come l’Universo, con il mio essere esclusivista, autocratico, possessivo, geloso, territoriale peggio di un felino… tanta strada non avrei fatto, o seguitato a fare… dacché in ogni relazione, in ogni amore successivo, via via questi lati si acutizzavano atrocemente. Più non trovavo “lui”, e più degeneravano.

E mi arrabbiavo, diventavo arrabbiata sul serio. Ma ora lo avevo trovato, ci ho messo un po’, francamente… per rendermene conto, “concretamente”, sono trascorsi all’incirca tre anni, una miriade di ostacoli dell’ego e di somatizzazioni, di fustigazioni… e lui sempre lì, sorprendentemente, nonostante tutto… un po’ deluso un po’ incazzato, certamente esasperato, a volte davvero furioso pressappoco crudele, a dir poco ostile e vendicativo… ma ha avuto fede, molta più fede di me. Un’altra grande sorpresa, quando ne ho preso coscienza.

Le sorprese, le vere sorprese non sono mai immediate. Quelle che ti portano felicità, duratura, sono quelle che sono sempre state là, ad aspettare, ad attendere i tuoi occhi che si aprono di meraviglia, e ti restano scolpite nell’anima, una felicità non effimera ma perenne, una sorpresa senza fine.

Ma la particolarità, che tuttora mi sorprende, e che tuttora fatico a realizzare, è che io non sono mai stata un suo “disegno”. La sua persuasione inconsapevole è stata sempre il silenzio, la spinta consapevole il suo lasciarmi spazio nei miei eccessi, anche brutali. Ha semplicemente atteso. Che la farfalla dispiegasse finalmente, le sue nuove ali.

Non mi ha minimamente forzata o ancor peggio, ricattata… come altri prima di lui, che onestamente ho mandato “altrove” e sono addirittura svaniti dalle mie reminiscenze, non ricordo neanche che siano esistiti… sapete molti soggetti ti prendono al volo, perché sei carina, socievole, intelligente, simpatica, originale, brillante, elegante, sensibile o a dir si voglia, insomma una tipa con cui non ci si annoia mai e di certo hai una bella figura, essendo sovente al centro dell’attenzione. E poi lungo la strada tendono a smussarti, a plasmarti, una volta che ti hanno “ingabbiata”, o credono di averlo fatto, per farti diventare perfetta, o meglio, come vogliono loro. Perfino a schiavizzarti, se non ad usarti. Ma lui mi voleva già, questo è l’aspetto più sorprendente, lui mi voleva già così, così com’ero. Mi diceva che ero perfetta. Appena mi aveva conosciuta… era entrato, era già entrato nel mio “sonno”. «Se non mente, ha indubbiamente un abbaglio» pensavo altroché convinta.

Quindi, da buona giocatrice di roulette russa… ho rimischiato tutte le carte ed alcune le ho anche levate dal mazzo… ho barato. Test su test, paura, insicurezze, scetticismo a oltranza, brama del rischio, prove d’amore, bla bla bla… e chi lo sa… tutto, forse. Ma il peggio, il peggio di me. Gli ho dato soltanto quello. Ad un certo punto. Dio solo sa quanta oscurità è uscita da queste ossa… quanta rabbia zampillata al minimo sospetto di essere presa in giro, di essere ingannata. Una vera fiera, una vera furia. Chiaro che non ci ho creduto. Poteva essere talmente facile? No, assolutamente. Dalla folta gavetta emozionale da cui provenivo aspettavo di trapassarci, ed essere ancora in cerca. Due vite o forse più. E così queste montagne russe, sfibranti… un tiro alla fune che pareva interminabile, io che mi avvicinavo e lui che si allontanava, e viceversa. In un tempismo pressappoco snervante. Destituente.


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Credo, tuttavia, che il punto fondamentale che mi consente di essere ancora qui, di amarlo come il primo giorno o forse più, ma senza dubbio con un senso diverso… è che lui non mi abbia dato modo di “pensare”, di meccanizzare o banalizzare, non c’erano momenti, progetti da fare, è sempre stato tutto aleatorio, sempre un punto interrogativo. Un momento. Eh sì, se vedi il futuro, il futuro è già finito. Questa è la cosa sensazionale, non vedo il futuro, vivo il presente. Magnificamente presente. E domani? Cosa ci sarà domani, lo lascio nelle tue mani…

Ma un ringraziamento è dovuto, magari altisonante, come queste pubbliche righe… Grazie, mio unico Amore. Per avermi svegliata, per avermi restituito Christine. Per avermi ridato, la mia metà. Perfetta.

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© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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