Baruba e Neve, la storia del coniglietto che rese santa la Pasqua

Ed ora? Pensa che ti pensa, il coniglietto non riusciva a venirne a capo. Sarebbe morto? Era così rischioso prendere una carota? Ma no! C’era qualcosa sotto, innegabilmente, e quello era lo Spirito della Notte, come diceva lui era il riflesso dello Spirito del Male, di sicuro era un che di malefico, esulava dal bene certamente, pertanto rispettare il suo ordine avrebbe al contempo rispettato le prerogative delle Forze del Male.

Si fece coraggio e, quatto quatto, a differenza dello sprint iniziale giocondo con il quale aveva inteso raggiungere i campi, si avviò per la campagna arata, a pancia rasoterra, assai guardingo.

Non giunse all’orto, la strada era sbarrata da un mastodontico caseggiato con recinti tutti attorno, da cui si dilatava un fracasso di rumori animaleschi. Le stalle. “Le stalle…” Era questo il luogo proibito.

Ma, curioso per natura, ancor più di un gatto, in un impulso che non seppe sedare Baruba si mise all’in piedi, orecchie dritte ed occhio scrutatore.

E, stupore dello stupore, vide una vasta distesa di bianco brulicante, pressappoco omogeneo per quanto le creature ivi intrappolate fossero ammassate le une con le altre. Belati di paura e disperazione, uno spettacolo che lo orripilò. Allora si accostò al recinto, laddove un agnellino a muso appeso, terribilmente angosciato, scuoteva le candide e batuffolose orecchiette piangente.

«Perché piangi?» gli chiese un pochino intristito.

L’agnello lo guardò vitreo, tanto che il coniglietto si ghiacciò.

«Sto per morire.»


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«Oh! Mi spiace… ti senti tanto male?» si angustiò Baruba, partecipe della sua sofferenza.

A quella insolita domanda l’agnellino lo fissò un po’ perplesso. «Non sai che giorno è oggi?»

Baruba annuì volitivo. «Certo che lo so, è la Festa di Primavera!» Lo esclamò con troppa gioiosa enfasi e si raffreddò, a causa della sua inopportuna indelicatezza. «Perdonami, io…» Non sapeva come rabbattarsi.

Però l’agnellino venne in suo soccorso dicendo: «Per voi è la Festa di Primavera, per noi è il giorno della morte.»

Il coniglietto non capiva, stavano forse tutti male? Poco probabile, perciò delicatamente gli domandò: «Chi vuole uccidervi?»

«Gli uomini, oggi ci uccideranno tutti, per mangiarci in onore della loro festa, la Santa Pasqua

«Ma che festa è!» sbottò il coniglio arrabbiatissimo. «E poi santa! Cosa di santo ci sarebbe in questo massacro?!»

«Nulla, assolutamente nulla…» mormorò l’agnellino gemente.

Baruba drizzò la testolina per guardare oltre l’agnello, per vedere quanti ne fossero, e si accorse che erano veramente centinaia, se non migliaia. Possibile che l’uomo fosse tanto crudele? “Se è così, non voglio neanche una delle loro carote” pensò indispettito, a dir poco disgustato.

«Posso fare qualcosa?» azzardò, seppur in contemporanea consapevole di non poter fare alcunché.

L’agnellino si confortò di tanta gentilezza, anche se non fu sufficiente ad alleviare il suo tormento. «Come ti chiami?»

«Baruba, e tu?»

«Neve, sono nato l’ultimo giorno dell’inverno, quando la neve biancheggiò per l’ultima volta gli aridi pendii della valle.»

Il coniglietto frattanto pensava pensava, pensava ad un sistema per salvarli, ma ovviamente era un’impresa titanica per l’esserino che era. E, in tutto quel frullio di pensieri, sbucò il becco del corvo. Era questo l’equilibrio a cui costui si riferiva? L’immensa gioia per la festa che avrebbe riscaldato i cuori di tutto il mondo doveva essere pagata con la morte di queste creature innocenti? Ed erano milioni, se realmente tale era la tradizione della crudeltà umana… No. Non poteva permetterlo. Sicché, mentre un lampo di luce gli solcava la mente, per la geniale idea che ne fuoriuscì, con ferrea determinazione asserì: «Aspettami qui, tornerò a salvarti. A salvare tutti voi.»

«E come potresti?» replicò l’agnellino che mostrò eppure un briciolo di fede.

«Lo vedrai.» Prima di allontanarsi Baruba gli strizzò gli occhi d’intesa, eseguì un piccolo sopralluogo attraverso una finestra del casolare e via, quasi volando per rientrare nel bosco. Correva e correva, velocissimo come una freccia appena scoccata, ed in pochissimi istanti raggiunse la radura del bosco, dove gli animali erano in fase di riunione per la festa.

Tutti lì riuniti, Baruba balzò rapidissimo su un masso a bordo lago ed enunciò: «Amici, ho bisogno del vostro aiuto, di voi tutti. Ora.»

Si estese un ricco chiacchiericcio d’incredulità, finché un cervo esordì: «I preparativi sono incalzanti, non possiamo rimandare a domani?»

Il coniglietto scosse la testa con foga per rifiutare. «Sarebbe troppo tardi. E Madre Natura ne soffrirebbe.»

A quel nome enunciato si fecero tutti silenti ed attenti, cosicché Baruba spiegò con cura, ma molto sollecitamente, il piano che aveva progettato.

Il consenso fu unanime e tutti, dico tutti gli animali della foresta si prepararono ad adempiere, mentre Baruba saltava giù dal masso e riprendeva a correre, lesto lesto, verso la fattoria del terrore…

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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