L’AMORE IMPOSSIBILE di Stefania Prato

«Rispettabile Vecchio Saggio» ella esordì con voce calda e reverente e, nello stesso tempo, esaminava il resto del gruppo per cercare in qualcuno un alleato alla sua causa. «Voi sapete benissimo quanto le Fate siano rispettose delle leggi, ma in questo particolare caso, di fronte al Vero Amore che lega due giovani…» Non ebbe il tempo di terminare la frase, che il Vecchio Saggio la interruppe bacchettando sul leggio.

Dopo un attimo di silenzio, costui prese a sindacare: «Giammai l’amore sarà d’ostacolo alle leggi e poi, come si può parlare di tale sentimento? Dov’è la certezza?»

«Ma, Vecchio Saggio, come si può dimostrare il contrario? E comunque il giovane Elfo è stato adottato dalla comunità degli Gnomi, dal nostro beneamato fabbro, pertanto oggigiorno è figlio di queste Terre» evidenziò la Regina trapelando un sottile monito dal suo timbro di voce.

Il Saggio scuoteva la testa nervosamente, chiamando all’appello gli Gnomi della Legge affinché gli dessero man forte in questa assurda pretesa, nociva per l’equilibrio e l’armonia tra i loro popoli.

Quasi impauriti, i due si alzarono simultaneamente e si avvicinarono al leggio. «Gentilissimi compagni, in fondo alle leggi sono trascritte delle clausole riservate a casi eccezionali, una delle quali prescrive che, se dimostrato con sacrificio d’amore, il matrimonio si può concordare» rese noto il più anziano dei due, guardando compiaciuto la Regina.

Il Vecchio Saggio trasalì, non di certo se l’aspettava, frattanto che le Governatrici della Pace annuivano sorridendo.

Trionfante, la Regina intervenne: «Quale dovrebbe essere questo sacrificio d’amore?»

Il più giovane espose: «Egli dovrà tornare nelle Terre del Nord, stare lontano dalla sua amata per almeno un anno. Se tornerà ancora innamorato, potranno essere uniti con regolare cerimonia, ma se non tornerà allo scoccare di questo anno, sarà bandito dalle Nuove Terre.»

La Regina non si sentì più così fiera, valutando l’ingiustizia di questa crudele imposizione. «Dovreste rammentare i pericoli che pullulano nelle Terre del Nord, in presenza dei Troll nostri nemici giurati. Il giovane Elfo potrebbe anche non tornare per cause indipendenti da lui, e noi avremo contribuito in tal guisa a spezzare due vite.»

Le Fate Governatrici della Pace tra i Popoli si alzarono e, a loro volta, proposero un’alternativa: «Non invieremo l’Elfo nella Terra in cui ha perso la sua famiglia, bensì lo esilieremo nei nostri boschi per il tempo di un anno, sotto la custodia dei genitori adottivi, al fine di non violare il patto. A riprova della sua permanenza in queste Terre, egli dovrà forgiare candelieri in ferro per ogni mese trascorso in esilio. Terminato il periodo, li esibirà alla nostra presenza nel prossimo Solstizio.»


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Tutti sembrarono soddisfatti di questa proposta e sciolsero la riunione per discuterne al cospetto dei due amanti.

Gioia, figlia della Fata Madrina dei Desideri, giaceva immota in un angolo, le lacrime le rigavano il volto. Tesoro, nell’altro angolo, fissava con occhi vitrei il Vecchio Saggio, deglutiva e ascoltava.

Allorché fu il suo momento, il giovane Elfo annunciò: «Orbene, assolverò il mio compito e dimostrerò che l’Amore trionfa sempre.» Guardò dolcemente la sua amata negli occhi, le si avvicinò adagio, si sfilò la collana che era appartenuta a sua madre e gliela porse. «Io ritornerò per chiederti in sposa.» Le diede uno struggente bacio sulle labbra, e si allontanò mestamente per inoltrarsi nel bosco.

La Fata rimase immobile fissando il sigillo d’amore, non proferì parola. Da quel giorno, sul bordo dell’ultima ombra d’albero, ogni mese era presente un candeliere forgiato e colorato da magnifici riverberi di sole.

Ricorreva il nuovo Solstizio, era trascorso un anno, e per questo Gioia era trepidante, emozionata, fragile… felice e intimorita. Un nugolo contrastante di emozioni che le consumavano ogni senso. Si chiedeva se Tesoro fosse ancora innamorato, ne aveva paura… come sarebbe stato rivederlo?

Giunta la sera, l’enorme falò fu acceso e le celebranti danze si aprirono. Luci di lucciole ondeggiavano tra i fiori, tutto era pronto per i festeggiamenti del nuovo anno solare. La musica incominciò a volteggiare nell’aria, il Cerchio delle Fate era predisposto.

La Fata Regina sedeva su una grande corolla e, alla sua destra, sedevano le Fate Governatrici della Pace, mentre alla sua sinistra s’erano accomodati gli Gnomi della Legge.

Ciascuna Fata danzava con la sua sfera di luce brandendo un petalo di rosa e, nell’attimo in cui furono tutte vicine nel cerchio e la luce fatata contrastava col trillare frenetico delle ali effondendo scintille di colori, uno scampanellio irruppe gelando la magia. Il Vecchio Saggio arrivò avvolto dalla nebbia.

Per tutto il tempo Gioia era rimasta in disparte, seduta su una lunga foglia, osservando assente la magnifica festa. Scorgendo il Vecchio Saggio sussultò, finalmente era giunto il momento.

La Luna risplendeva alta nel cielo, le Fate si voltarono verso di lei, la Regina si alzò in piedi ed ecco che… dall’ombra dell’ultimo albero apparve Tesoro, trionfante come un guerriero, dalla forte presenza e affascinante com’ella non lo ricordava.

Dietro di lui, una schiera di Gnomi portava i candelieri, i più belli mai forgiati, luminosi e intrecciati di fiori. Fiero l’Elfo passò tutti con lo sguardo, col panico nel cuore finché non la vide.

Gioia era di fronte, i suoi occhi sprizzavano luce, le sue ali fremevano, contemplava il suo amore col cuore impazzito nel suo esile torace. Volse lo sguardo verso la Regina e quest’ultima guardò il Vecchio Saggio. Anch’egli sembrava rapito dalla poderosa carica di sentimenti che vibrava nell’aria, ed abbassò il capo sconfitto… fu quello il segnale della vittoria!

I due amanti si corsero incontro, stelle cadenti striavano il cielo, le Fate urlarono la gioia riprendendo le danze e loro lì, a scambiarsi l’amore, mentre petali di rosa piovevano sui loro corpi fluttuanti…


© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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