Il
bene porta bene, il male solo ciò che non desideriamo.
È questo il senso del terzo capitolo della Dinastia Wright, la
storia dell’ultima figlia dei Wright, una giovane donna tendenzialmente
pratica, che sebbene non abbia avuto una vita sentimentalmente facile,
è sempre stata una persona buona e corretta, ligia al bene e
ai buoni sentimenti, così come tutti i componenti della sua famiglia,
che per tale ragione, in questa prima trilogia, raggiungeranno il compimento
del destino d’amore della loro stessa famiglia.
Lei sognerà l’amore, ma senza saperlo, persuasa che la
ricerca dell’amore romantico sia un’autentica caccia alle
streghe, un’utopia, inizialmente lo rifiuterà, lo respingerà,
eppure giungerà anche lei a conoscerlo ed assaporarlo, non sarà
semplice, dovrà combattere, resistere, come accade per qualsiasi
cosa che sia importante, ma se le basi sono pure, se sussiste il bene
in codeste basi, se il bene è la base, non sarà poi così
difficile conseguire quel destino, non sarà difficile essere
felice, amare ed essere amata.
E si renderà conto che non sussiste alcuna valida motivazione
da indurla a rinunciare a quell’uomo che le ha invaso l’anima,
portandola, elevandola su nel cielo, capirà di aver vinto la
sua caccia alle streghe, di aver trovato ciò che credeva di veramente
impossibile, quell’utopia che chiamava amore, avrà compiuto
il destino d’amore della sua famiglia.